music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Lasted

BENOÎT PIOULARD – Lasted
(Kranky, 2010)

Due anni esatti di lavorazione, trascorsi nell’abituale isolamento creativo, hanno presieduto al seguito dell’ottimo “Temper” da parte di Thomas Meluch, alias Benoît Pioulard, artista proveniente dall’inesauribile fucina di Portland e tuttavia alquanto eccentrico rispetto alla prevalenza folk-rock della cittadina del North-West, in termini tanto stilistici quanto di rapporti con altre realtà di quell’area geografica, che non cessa di regalare produzioni di ottimo livello.

A Meluch è infatti più che sufficiente la solitudine della sua stanza o quella dei boschi che circondano la città, magari in una delle tante giornate umide e dal cielo plumbeo che ne caratterizzano il clima, per trarre ispirazione e mettere in pratica i suoi affreschi sonori, in incerto ma stabile equilibrio tra bozzetti melodici e manipolazioni droniche.

“Lasted” – terza prova della serie – rappresenta la conferma della varietà espressiva di Meluch, accentuando, se possibile, il suo interesse per un mélange stilistico che trae prevalente spunto da una base acustica variamente sottoposta a trattamenti analogici, loop, riverberi e saturazioni policrome.

Ne discende quindi una nuova collezione di quattordici tracce, tutte piuttosto concise, al cui interno trasognati quadretti bucolici si alternano a densi interludi di un’ambient music brumosa e mai come adesso brulicante di detriti cosmici, che giungono sovente a sporcare le residue melodie e lo stesso timbro vocale uniformemente trasognato di Meluch.

Field recordings e suoni “trovati” (ma in realtà accuratamente rimaneggiati) contornano ballate sbilenche di un’aura ovattata, rinsaldando il legame dell’artista americano con soluzioni folktroniche, mentre distorsioni latenti si innalzano e si abbassano con moto ondulatorio, segnando il sottile crinale che in “Lasted” separa canzoni in odor di pop quali “RTO” e “Shouting Distance” dagli sciabordii e dai filtraggi rilucenti che si esprimono nei diversi interludi compresi nel disco, fino a sfociare nella sua traccia più lunga, la conclusiva “Nod”, la cui immersione ambientale chiude il cerchio aperto quaranta minuti prima con il rumore del treno e le saturazioni di “Purse Discusses”. È in particolare su quest’ultimo piano che si delinea l’articolata fisionomia dell’album, poiché mentre l’attitudine melodica si atteggia in maniera non dissimile (benché più ridotta) rispetto ai precedenti lavori di Benoît Pioulard, le parti frutto di modulazioni analogiche ed elettroniche spaziano tra ambientazioni algide e spettrali (“Gloss”, “Passenger”) e stranianti fluorescenze ambient-psych (“Fluoresce”, “Weird Door”).

Nel complesso, si direbbe che il buon Thomas Meluch stia seguendo un percorso parallelo, e in parte inverso, rispetto al compagno d’etichetta Bradford Cox; mentre infatti la mente di Deerhunter e Atlas Sound sembra via via affinare la sua scrittura in chiave sempre più vicina al pop, Benoît Pioulard si concentra maggiormente sulle texture di fondo e sulla miriade di screziature che tempestano anche le canzoni in apparenza più lineari. Il risultato è ancora una volta apprezzabile e il progetto di Benoît Pioulard permane tra i più interessanti tentativi di rielaborazione del folk-pop indietronico da cameretta; ciononostante, la sostanziale replica di una formula ormai brevettata, unita all’affiorare di una certa incompiutezza di scrittura rispetto alle trascinanti giustapposizioni di suoni e melodie di cui al precedente “Temper”, induce a ritenere legittimo pretendere di più dalle ottime potenzialità dell’artista americano.

(pubblicato su ondarock.it)

2 commenti su “Lasted

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Questa voce è stata pubblicata il 25 ottobre 2010 da in recensioni 2010.
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