music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

rearview mirror: 2012

Già esercizio sterile o, comunque, vissuto sempre con un misto di distacco e sportiva giocosità, quello delle “fatidiche” classifiche di fine anno continua progressivamente ad assumere un valore del tutto residuale nell’attuale universo discografico, popolato da centinaia e centinaia di uscite frammentate al mese (o forse alla settimana), e anche nel mondo di chi prova a seguirlo, inevitabilmente destinato a entrare in contatto con una minima quota delle pubblicazioni annuali, con buona pace delle velleità “enciclopediche” tanto diffuse soprattutto in Italia.
Qualsiasi sguardo finisce così, per fortuna, per essere in qualche misura settoriale; e allora, tanto meglio circoscrivere e provare a solcare il mare altrettanto “magnum” di pochi ambiti musicali d’interesse, riepilogando in maniera rilassatamente discorsiva, piuttosto che in un freddo elenco, alcuni dei titoli ritenuti più meritevoli nel corso del primo anno di attività effettiva di Music Won’t Save You.

Guardandosi indietro, forse proprio a causa dell’enorme mole di dischi amati, approfonditi, trattati (oltre trecento recensioni) o anche semplicemente “assaggiati”, il 2012 appare un anno privo di dischi che hanno suscitato coinvolgimento totale e incondizionato ma ciononostante ricco di tante belle suggestioni.

caught_in_the_wake_forever_against_a_simple_wooden_crossSu tutte, quelle sofferte, lente e solitarie del primo lavoro sulla lunga distanza di Caught In The Wake Forever, “Against A Simple Wooden Cross“, piccolo scrigno di sentimento e autenticità espressiva, in grado di coniugare un’elettro-acustica lo-fi, fatta di nastri, field recordings e manipolazioni analogiche con le note stillate dalla chitarra e saltuariamente completate dai toni caldi e lievemente aspri delle soffuse introspezioni sottovoce di Fraser McGowan.
Subito dopo, “Life Has Not Finished With Me Yet”, ennesima conferma nella perenne evoluzione espressiva di Piano Magic, incompresa a tutti tranne che a chi conosce in profondità il percorso e lo spirito di Glen Johnson, e “Who Needs Who”, consacrazione dei Dark Dark Dark e della voce della cantante Nona Marie Invie, particolarmente coinvolta nel vivisezionare un’importante storia d’amore conclusa.

barna_howardPoi, in ordine più o meno sparso, il cantautorato “dylaniano” di Barna Howard (esordio brillante, purtroppo disponibile solo in vinile e digitale), le raffinatezze folk che non tradiscono mai di James Yorkston (“I Was A Cat From A Book”), la morbida malinconia di Neil Halstead (“Palindrome Hunches“) le accurate ricostruzioni storiografiche del terzo capitolo della trilogia dedicata al suo Essex da parte di Darren Hayman (“The Violence”).

Ma il folk ha offerto anche declinazioni più “oblique” e meno tradizionali, dall’ambience acustica creata dal caldo picking di Gareth Dickson (“Quite A Way Away”) alle rarefazioni più o meno psichedeliche di Songs Of Green Pheasant (“Soft Wounds”) e Still Light (“Rosarium”).

patrick-watson-adventuresDall’essenzialità alla grandiosità orchestrale, ecco quella “casalinga” di Patrick Watson (eccellente ed emblematico il suo “Adventures In Your Own Backyard”), le immaginifiche narrazioni di Grand Salvo (“Slay Me In My Sleep”), il curato indie-folk corale dei Grizzly Bear (“Shields”) e le caleidoscopiche intersezioni degli Efterklang, che in “Piramida” hanno forse raggiunto un perfetto punto di equilibrio, in chiave in un certo senso pop, tra l’elettronica glaciale degli esordi e i colorati tourbillon bandistici degli ultimi dischi.

Anno di ritorni attesi, il 2012 ha regalato confortanti segnali di ripresa dai Gravenhurst di Nick Talbot, che con “The Ghost In Daylight” sembra aver recuperato almeno in parte la spettrale ispirazione folk degli esordi, confermando invece appieno le qualità di Jens Lekman, che in “I Know What Love Isn’t” ha finalmente confezionato un nuovo lavoro di classe e divertita sensibilità pop.

Hannah_Cohen_Child_BrideTra le voci femminili, spiccano alcuni debutti: quello di Hannah Cohen, il cui “Child Bride” ha forse raccolto minore attenzione rispetto a quanto si poteva prevedere, quello di Laurel Simmons, alias Maymay (“And So I Place You In The Setting Sun”), e quello della giovanissima Maggie Rogers, diciottenne che con “The Echo” si candida già ad autorevole interprete del folk dei prossimi anni.
Nuova vita artistica, invece, per l’affascinante Anna-Lynne Williams che, conclusa l’esperienza dei Trespassers William, ha intrapreso con Robert Gomez il progetto Ormonde (“Machine”), senza dubbio tra le collaborazioni più riuscite dell’anno, accanto a quella di Rafael Anton Irisarri e Thomas Meluch in Orcas.

simon_scott_below_sea_levelAmbient music e neoclassicismo hanno riservato poche ma brillanti perle, dalle suggestioni bucoliche di Simon Scott in “Below Sea Level” al ritorno in buona forma del duo The Boats “Ballads Of The Research Department” (entrambi pubblicati dall’ottima 12k, al pari del “Sublunar” di Kane Ikin), dai contrappunti pianistici dell’emozionale “Charcoal” di Brambles al “supergruppo” Black Elk (“Spark”) e al convincente secondo episodio del non più misterioso Bersarin Quartett.
Tempi rallentati e atmosfere notturne anche per due album forse troppo poco considerati, ovvero l’inaspettata transizione a melodie narcolettiche dei post-rockers A Whisper In The Noise in “To Forget” e la prosecuzione in chiave di obliquo raccoglimento delle dense atmosfere degli Zelienople (“The World Is A House On Fire“).

hiva_oa_the_awkward_hello_handshake_kissIl 2012 si è inoltre caratterizzato per l’affermazione di etichette e aree geografiche di produzione; la Scozia della mini50 Records, che dopo aver rivelato gli Hiva Oa ha proposto gli Ep di Glacis, Guy Gelem e The Good Ship e promette un’ulteriore crescita per il 2013, e il Belgio dei vari Elvy, Imaginary Family, Tides Of The Blue Moon.
Qualcosa di buono ha offerto anche l’Italia, in ambiti assai diversi: dai “cowboy” Staggerman e Dola J. Chaplin agli sperimentatori Attilio NovellinoElisa Luu e Barbara De Dominicis (alla quale il progetto Parallel 41 ha fatto raccogliere plausi internazionali), dalle brine elettro-acustiche del terzetto Uggeri/Mauri/Giannico al romanticismo melodico di Gabriel Sternberg.

alameda_processionInfine, a conclusione del primo anno di pubblicazioni di Music Won’t Save You, “rifugio” piccolo e confortevole e in costante evoluzione dalla sua apertura lo scorso 26 marzo, sia permessa una citazione per alcuni tra i molti dischi trattati, con ogni probabilità, solo su queste pagine e che hanno spesso riservato piacevoli sorprese in termini di riscontro da parte degli artisti e dei lettori. Oltre ad alcuni tra quelli già segnalati sopra, penso ad Alameda, Epilogues, So Much Light, Titlewillcome, Joyce The Librarian, Head Womb, Robin Jackson, The Sky Is Blue, Therese Aune… perché, in fondo, proprio in ragione dell’irriducibile frammentazione delle proposte, la finalità della scrittura musicale potrà dirsi adempiuta non nella (ri)costruzione di massimi sistemi, bensì nella capacità di evidenziare e far scoprire dischi che anche una sola persona possa amare.

Buon 2013!

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