music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

THE SKY IS BLUE – The Slow Dance Of The Infinite Stars
(Lonely City, 2012)

Album come “The Slow Dance Of The Infinite Stars” sembrano inevitabilmente destinati a perdersi nella copiosa mole di uscite che con cadenza quasi quotidiana si riversa oggi all’attenzione degli appassionati di musica.
È forse anche per questo che, a distanza di numerosi mesi dalla sua pubblicazione, ben pochi si sono potuti accorgere del debutto del nuovo progetto solista di Jon Rees, inglese di Cheltenham con trascorsi in oscure band quali Divided Circle e Dusk Ensemble..

Eppure, le immaginifiche suggestioni evocate dall’alias The Sky is Blue e dallo stesso titolo dell’album trovano adeguata rispondenza nelle sue dodici tracce di umbratile cantautorato da cameretta, discreto, intenso e, soprattutto, confezionato con raro sentimento.
Le delicate trame acustiche di Rees e le sfumature pastello delle sue interpretazioni non si limitano tuttavia a tratteggiare intimi bozzetti di solipsismo malinconico, ma si arricchiscono da un lato di un’aura di serena introspezione e, dall’altro, di atmosfere lente e avvolgenti, che talvolta irrobustiscono fragili armonie con moderati battiti di drum machine.

Che si presentino sotto le spoglie vesti di un caldo picking acustico (“Creatures”, “Come Alive”, entrambe in odor di Things In Herds), avvolte narcolettiche spire bluesy (“Maladie”) o vivacizzate da segmentazioni ritmiche (l’iniziale “Fighting Song” e “The Greener Lands”), le canzoni di Rees trasudano spontaneità e freschezza, dischiudendo il mondo interiore dell’autore.
Quando poi le sue esili melodie si ammantano di rarefatto romanticismo riecheggiano, senza con ciò emulare, eccellenze espressive britanniche quali la nostalgia dei Montgolfier Brothers in “Everything Outside” – completata da un arrangiamento d’archi lieve e primaverile – e le tenebrose visioni del Nick Talbot delle origini nelle scarna ballata acustica “Lights” e persino nelle rarefazioni ambientali nella quali svapora la conclusiva “Secede”.

Tutti questi elementi singolarmente presi, uniti al mood complessivo di “The Slow Dance Of The Infinite Stars”, ne fanno uno scrigno di canzoni d’autore genuine e dense di sentimento; un disco piccolo e nascosto, che merita una pur tardiva scoperta, perché in grado di toccare le corde di tutti gli animi sensibili in ascolto, nella penombra delle proprie emozioni.

http://theskyisblue.co.uk/

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