music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

JOYCE THE LIBRARIAN – They May Put Land Between Us
(Folkwit, 2012)

Quartetto di Bristol all’esordio ufficiale dopo un Ep autoprodotto e un tour di supporto a Euros Child nel 2011, Joyce The Librarian confezionano in “They May Have Put Land Between Us” una raccolta di dieci ballate folk-pop delicate e concise, tanto che l’album non supera la mezz’ora di durata complessiva.

Guidati dalla lieve timbrica del cantante Martin Callingham, Joyce The Librarian offrono una declinazione del folk aggiornata al gusto indie contemporaneo, ma ridotta a un songwriting essenziale e diretto e in seguito rifinita da arrangiamenti nei quali si avvicendano organi, violoncello, tromba e persino un flicorno.
Cullanti armonie acustiche, scosse da ritmiche discrete ma irregolarmente cadenzate, introducono il lavoro nell’iniziale “Traps”, completata da leggiadri inserti di violino, mentre i dialoghi vocali della successiva “Follow Me, I’m Right Behind You” disegnano incantati paesaggi dalle tinte pastello, che evocano il raccolto calore di un focolare domestico.

La moderata impostazione cameristica della band si manifesta in quasi tutte le canzoni, che si snodano attraverso lente pennellate impressionistiche, senza tuttavia rifugiarsi in eccessi intimisti ma mantenendo sempre un’espressività aperta e ariosa. Dagli accenni corali di “Over Dinmore” ai florilegi d’archi di “Dolly Parton”, Joyce The Librarian riescono a sintetizzare in canzoni di due minuti o poco più di aggraziato pop acustico che coniuga nostalgia e freschezza con piglio lineare e decisamente poco appariscente. Unica, parziale eccezione può riscontrarsi in “Lands”, i cui cinque minuti doppiano la durata media degli altri brani e presentano vivaci inserti di tromba e ritmiche più uptempo, che non smentiscono ma esaltano la complessiva impostazione sonora e il brillante songwriting della band, nell’episodio paragonabile a quello dei primi Leisure Society.

Tutto ciò fa di “They May Have Put Land Between Us” uno dei debutti indie-folk più meritevoli d’attenzione della stagione, per la naturalezza con la quale Martin Callingham e soci sono riusciti nell’intento di fornire un’interpretazione vivida e attuale di una formula espressiva alla quale applicare la propria personalità è impresa meno agevole di quanto si possa generalmente immaginare.

http://www.joycethelibrarian.net/

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Questa voce è stata pubblicata il 30 novembre 2012 da in recensioni 2012 con tag , , , , , , .
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