music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ELVY – Misery Needs Company
(Self Released, 2012)

Il Belgio come ultima frontiera della musica da cameretta; di recente si è parlato spesso, da queste parti (Tides Of The Blue Moon, Equimus) della vivacità musicale del piccolo Paese al centro dell’Europa, che non cessa di sfornare proposte stimolanti, in particolare in ambiti nei quali l’isolamento creativo e l’assenza di vere e proprie “scene” diventa quasi un valore aggiunto.

Dalla stessa premessa trae le mosse un artista di Namur, già segnalatosi in passato per le sue delicate composizioni strumentali (“Farwest”, 2004), in seguito completate, con la lentezza riservata a un hobby, sotto forma di canzoni casalinghe, raccolte prima in “Home Recordings” che coprivano il quinquennio 2005-2010 e, lo scorso anno, nell’album “The Home And The World”.
Nulla di più che la sua musica è dato conoscere di questo musicista belga che si fa chiamare Elvy, se non che, fin dai titoli dei suoi lavori, appare molto legato a una dimensione intima e, appunto, casalinga. Non fa eccezione il suo nuovo album “Misery Needs Company”, una raccolta di dieci concisi bozzetti acustici, dalle melodie limpide come un terso cielo invernale.

Non solo dalle intemperie del clima belga si rifugia, invece, Elvy nella serenità domestica che ancora una volta ha generato queste canzoni che coniugano la malinconia di un Elliott Smith con tenui sfumature folk e con una vena melodica che, qualche anno fa, gli sarebbe valsa l’annoveramento nella categoria del “new (?) acoustic movement”. In concreto, nella mezz’ora scarsa di durata dell’album si susseguono ballate impressionistiche, tratteggiate col tocco lieve di una voce incantata sulle corde di una chitarra o un mandolino e sui tasti di un pianoforte che rende toccante la piccola epica sentimentale di testi personali e intimamente sentiti.

Canzoni da tre minuti come “Calliope”, “Amy”, “Goodnight” e quasi tutte quelle contenute in “Misery Needs Company” non impressioneranno per accorgimenti compositivi né per complessità di strutture (anzi), ma con la loro spontanea naturalezza riescono a regalare delicati scorci bucolici della sensibilità di un artista che di certo non sfigurerebbe accanto a ben più celebrati cantautori contemporanei.

http://www.elvy.be/

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Questa voce è stata pubblicata il 5 novembre 2012 da in recensioni 2012 con tag , , , , , , , .
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