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suggestioni musicali a cura di raffaello russo

storie d’artista: JAMES YORKSTON


Le raffinate ballate di un “giovane marinaio” folk

In principio era il Fence Collective, un ampio cenacolo artistico nato sulla costa orientale scozzese, che nella seconda metà degli anni Novanta raggruppava musicisti della zona, che distribuivano le proprie creazioni su cd-r. Da lì, alcuni componenti del collettivo cominciano pian piano a emergere dai villaggi marinari del Fife, suscitando l’interesse dell’industria discografica londinese.

È così che, quasi all’improvviso, nel 2002, la Domino pubblica il debutto sulla lunga distanza di James Yorkston, assistito da una band di cinque musicisti denominata The Athletes e da altri collaboratori tra i quali King Creosote, altro autorevole esponente del collettivo. Poteva quasi stupire, all’epoca, l’uscita per un’etichetta di prima grandezza di un album di folk classico e decisamente poco appariscente; invece, nel giro di pochi mesi, “Moving Up Country” diviene addirittura disco dell’anno di Rough Trade, rivelando su ampia scala l’eleganza discreta di questo songwriter dall’espressione aperta e simpatica e dalla sensibilità unica nel curare in maniera certosina scrittura e arrangiamenti.

La delicatezza della tavolozza sonora di James Yorkston, le sue interpretazioni morbide e la scorrevolezza di melodie spesso appena abbozzate eppure efficacissime, richiamano su di lui le attenzioni di personaggi di spicco; da John Peel, che lo ospita in una delle sue session sulla BBC, a Bert Jansch, che lo assiste per i primi concerti solisti.
Allo splendido “Moving Up Country” – il cui recente decennale è stato celebrato con una ristampa arricchita da demo, inediti e Peel Sessions – segue nel volgere di un paio d’anni “Just Beyond The River”, album che accentua il ruolo della band, non solo in funzione di accompagnamento di ballate timide e uggiose, ma in grado di supportare con maggior frequenza il lato folk più vivace della scrittura di Yorkston, come dimostra la coinvolgente narrazione marinara di “Shipwreckers”.

È l’ultimo album con gli Athletes, visto che da lì in avanti il cantautore scozzese si farà supportare da un nucleo sempre variabile di musicisti, intraprendendo in seguito anche collaborazioni esterne al suo giro originario, come ad esempio quella col collettivo creato da James Green, Big Eyes Family Players, col quale pubblicherà la pregevole raccolta “Folk Songs” (2009).

Nella nuova versione solista (almeno dal punto di vista della denominazione formale), gli ingredienti sostanziali della poetica di James Yorkston non cambiano: tanto “The Year Of The Leopard” (2006) quanto “When The Haar Rolls In” (2008) – intervallati dalla raccolta “Roaring The Gospel” – sono infatti album dal songwriting sopraffino, che alternano un folk lento e quasi sussurrato a scatenate danze “alcoliche”.

Da ultimo, anche in “I Was A Cat From A Book” Yorkston confeziona uno scrigno di piccole meraviglie; di quelle non immediatamente luccicanti, ma concrete e rifinite con la cura e il sentimento di un paziente artigiano folk, dalla classe davvero unica.
Quali che siano le forme espressive, permane inalterato lo stile di un cantautore schivo e raffinato, la cui figura può senza dubbio annoverarsi tra le più interessanti della rinascita folk degli anni Duemila, non perché vi abbia apportato chissà quale innovazione, ma semplicemente per la classe spontanea con la quale scrive grandi canzoni, riportando il folk a una dimensione pop(olare), pienamente coerente con le sue origini.

(pubblicato su Rockerilla n. 385, settembre 2012)
http://www.jamesyorkston.co.uk/

2 commenti su “storie d’artista: JAMES YORKSTON

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