music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Not Music

STEREOLAB – Not Music
(Duophonic/Drag City, 2010)

E così Tim Gane e soci sono finalmente pervenuti alla soluzione più logica. Annunciata in sordina e con lessico trasversale – in coerenza con l’impegnato intellettualismo pop che ha caratterizzato i due decenni della loro attività – è arrivata di fatto la parola fine alla straordinaria esperienza artistica. Ufficialmente si parla di un temporaneo periodo di inattività, ma non v’è chi non scorga, sotto la superficie delle parole, l’acquisita consapevolezza di un capolinea che il diradamento delle uscite discografiche – una volta copiosissime – e l’inaridimento abbastanza costante dell’ispirazione già da qualche tempo lasciavano presagire.

È (forse) tempo per nuove avventure per gli Stereolab, tempo di guardarsi in faccia per ritrovarsi ultraquarantenni, che forse hanno ancora qualcosa da dire, ma non più sotto insegne ormai troppo pesanti, anche per chi insieme ne ha già passate tante, a livello musicale e umano. Laetitia Sadier ha già intrapreso un suo autonomo percorso, con un recente album solista “The Trip”, mentre si può già ipotizzare che anche Tim Gane non resterà con le mani in mano, a rimirare i colori sgargianti delle decine di album e singoli prodotti in vent’anni di follie analogiche, scatenate melodie e futuribili percorsi interstellari sulle ali di una o due note ripetute all’infinito.

Salutano così gli Stereolab, senza cedere alle facili tentazioni del colpo di scena finale ed evitando di compilare un qualche nuovo zibaldone di una carriera impossibile da riassumere nello spazio di un disco, singolo o doppio che sia. Del resto, nel corso degli anni, si sono portati avanti col lavoro, riepilogando di tanto in tanto i loro tanti singoli in edizioni limitatissime, ovvero compendiando session realizzate in un ampio lasso di tempo (quali quelle tra il 1991 e il 2001, raccolte in “ABC Music – The Radio 1 Sessions”, che forse costituisce la più affidabile retrospettiva della band).

Salutano così gli Stereolab, con una nuova uscita volutamente “minore”, ovvero con una semplice raccolta di outtakes tratte dalle medesime sedute di registrazione che tra 2007 e 2008 avevano portato a “Chemical Chords”.

Non a caso, in “Not Music” non si possono riscontrare sostanziali differenze rispetto a quell’album, ultima testimonianza di una band che almeno mostrava di invecchiare con una certa dignità.

Al di là di due rielaborazioni di brani già editi in quel contesto (“Silver Sands”, in un mix dilatato fino a dieci minuti tra tastiere kraute e synth danzerecci, e “Neon Beanbag”, immersa in una soluzione acida da parte di Bradford Cox), il lavoro presenta infatti la medesima altalena tra una lounge music tempestata di fiati, stanche riproposizioni di una giocosità liquida dal respiro troppo corto e ancora qualche sprazzo melodico azzeccato (“Supah Jaianto”, “Aelita”).

È più o meno tutta così riassumibile l’ora scarsa di musica racchiusa sotto il titolo nichilista di “Not Music”, con i suoi soliti coretti, le solite aperture retrofuturiste e le repliche dei soliti tentativi di integrare la formula originaria – attraverso fiati, segmentazioni ritmiche o più decise derive analogiche – che in tutta la seconda metà della carriera degli Stereolab non sono quasi mai stati coronati da un approdo convincente.

Troppo facili e ingenerose sarebbero le comparazioni con una qualche opera del periodo d’oro dela band. Oggi è giusto lasciarsi così, con quest’appendice dimessa e anche per questo assai mesta per chiunque negli anni sia stato folgorato dalle loro filastrocche per adulti e dalla loro riscoperta di tastiere vintage, ben prima che qualcuno coniasse definizioni buone solo per lanciare un hype.

Come quando un grande sportivo abbandona l’attività, è giusto alzarsi e applaudire riconoscenti, anche se l’ultima prestazione non è stata all’altezza delle migliori.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 21 novembre 2010 da in recensioni 2010.
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