music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Nighttide

SWARTZ – Nighttide
(Utter East, 2010)

A margine della sua attività in qualità di polistrumentista alla guida del collettivo estemporaneo e aperto degli Au Revoir Borealis, Steve Swartz intraprende un percorso solista nel quale, accantonate le sovrastrutture morbide e sognanti apportate dal contesto della band e dalla suadente voce della cantante Stephanie Halpert McWalters, risaltano in primo piano scarne strutture compositive e iterazioni di frequenze catturate dal vivo o risultanti da filtraggi elettronici.

“Nighttide” è infatti un lavoro interamente strumentale, che nel corso di oltre un’ora di durata scandaglia dense profondità sonore, percorse da correnti subliminali e tempestate senza soluzione di continuità da ceselli acustici, pulsazioni sintetiche e detriti sonori dalle origini più disparate. Nonostante la complessa grana che caratterizza quasi tutte le composizioni racchiuse nell’album, la sua realizzazione denota una spiccata immediatezza, ben esplicata dalle note d’accompagnamento al cd, che pongono l’accento sulla resa quasi in presa delle registrazioni delle tracce, avvertendo chi si accinge all’ascolto dei variabili livelli di volume, determinati da un lavoro di mastering deliberatamente parco e poco invasivo. Del resto, il volume al quale “Nighttide” può essere ascoltato è un po’ come il sale per una pietanza, dunque tale da graduarne la percezione senza tuttavia alterarne la sostanza.

Così, le calde correnti e i movimenti centrifughi che animano l’iniziale “Warm Current” possono essere percepite tanto quali rassicuranti flussi amniotici quanto nella veste di torsioni droniche che corteggiano il rumore attraverso un accurato lavoro di persistenza; allo stesso modo, le vaporose foschie ambientali di “It Glimmers Through The Snow” e le dilatazioni finissime di “Mercy Lights” e “Curtains” spaziano da placide contemplazioni di matrice Stars Of The Lid a un torpore spettrale al quale arpeggi acustici e un picking cristallino non aggiungono grazia organica ma anzi conferiscono stranianti connotati ritualistici.

Analogo discorso è valido per le esigue componenti ritmiche del lavoro, spesso affidate a field recordings, tenui soffi e pulsazioni, nonché a semplici loop in funzione di movimento ondivago, che solo nella parte conclusiva del lavoro vengono esplicitati in pattern dai vaghi connotati jazzy.

L’equilibrato dosaggio dei vari elementi rende “Nighttide” una sorta di lunga immersione in apnea in un’onirica dimensione liquida, le cui dense particelle non vengono tuttavia valorizzate sempre al meglio, sovrastate come sono da una patina opaca tanto uniforme da rendere fin troppo piatto il lento snodarsi di brani le cui durate a cavallo dei sei-otto minuti spesso non trovano adeguata giustificazione nel loro contenuto.

Considerato quale opera prima della nuova dimensione solista di Steve Swartz, “Nighttide” mette pur sempre in luce le discrete capacità dell’artista di Detroit in campo ambient-drone, capacità che necessitano tuttavia ancora di un’opera di sfrondamento per poter essere espresse al di là di una forma apprezzabile ma troppo monocorde per travalicare lo status di mero accompagnamento sonoro.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 3 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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