music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

O Time

morning_telefilm_o_timeMORNING TELEFILM – O Time
(Canebagnato, 2010)

Progetto solista del pavese Emanuele Gatti (già attivo con News For Lulu ed Emily Plays), Morning Telefilm rappresenta una declinazione fresca e composita di un pop cantautorale mutante, difficilmente riconducibile a schemi predeterminati. I dieci concisi brani racchiusi in “O Time”, contributo di Gatti alla deliziosa Box Series della Canebagnato Records (nella quale anche Was e Peckinpah), offrono una rassegna di diapositive sonore policrome, che testimonia l’ampiezza dello spettro artistico nel quale Morning Telefilm sceglie di operare.

Quasi prima di potersi orientare nella mezz’ora del mini album, si è catapultati in un universo sonoro fatto di chitarra, organo, melodie sbilenche e campionamenti assortiti, inseriti in funzione di “disturbo” di ballate che, soprattutto nella prima parte del disco (“Billion Billiards”, “Wax”), riecheggiano schegge di fluido intimismo acustico e pop beatlesiano, perfettamente coerente con le sonorità ormai caratteristiche dell’etichetta milanese. Tuttavia, anche grazie alla stabile collaborazione di Cristian Chierici (piano, synth, chitarre e percussioni) e a quella occasionale di altri artisti, il risultato sonoro di “O Time” mostra di continuo sfaccettature diverse, nella forma di ceselli folktronici, destrutturazioni metropolitane, accenti jazzy e una stralunata vena giocosa, delineata da organetti psichedelici e dal costante “autosabotaggio” a colpi di samples, rumori e crepitii elettronici. Insomma, un po’ un concentrato di quello che un certo Mark Oliver Everett (giusto per stabilire un legame) ha offerto in buona parte della sua carriera.

Tutto cantato in inglese, ad eccezione dello sghembo dialogo tra piano e samples di “Morganology”, “O Time” mette dunque fin troppa carne al fuoco per un’opera di debutto, per di più in formato mini-abum. Tra un’ambiziosa divagazione e l’altra, il rischio per Emanuele Gatti e compagni è quello di smarrire identità, perdendo di vista gli aspetti più prettamente legati alla scrittura dei brani. Ma se l’artista lombardo si dimostrerà in grado di mettere a fuoco le sue capacità, prediligendo un più limitato ventaglio di soluzioni sonore, si potrebbe ben presto salutare questo lavoro quale un nuovo esempio del fiuto della Canebagnato Records nello scovare stimolanti proposte italiane.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 3 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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