music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Music For Smalls Lighthouse

PLINTH – Music For Smalls Lighthouse
(Second Language, 2010)

Nel corso del diciannovesimo secolo, due uomini, entrambi di nome Thomas, salparono dal porto gallese di Solva per raggiungere il faro di Smalls, estrema propaggine della penisola di St. David, luogo inospitale e battuto dalle correnti. Ma nel corso di una tempesta, uno dei due Thomas trovò la morte durante il sonno, al che il suo compagno di viaggio gli costruì una bara, che legò al faro. Da allora, il navigatore superstite cominciò a soffrire di disturbi del sonno e a fare sogni angosciosi.

Questa storia non rappresenta soltanto la fonte di ispirazione del nuovo lavoro di Michael Tanner a nome Plinth, costituendone invece parte integrante tanto dal punto di vista musicale che narrativo, e persino da quello della sostanza dell’edizione (deliziosa, al pari di tutte quelle della Second Language), che consiste in un libello rilegato in blu navy, una sorta di antico diario di bordo contenente, tra l’altro, il racconto della vicenda, scritto dallo stesso Tanner e da Diane Allton.

Spettri, strane storie e strani suoni di tempi andati ricorrono fedelmente nella parte musicale di “Music For Smalls Lighthouse”, opera incentrata, al pari di altre dell’artista inglese, su una combinazione tra field recordings e suoni catturati da un lato e su un’ampia rassegna di strumenti acustici e organi antichi dall’altro, insieme intesi a evocare atmosfere arcane, sospese e sottilmente inquietanti.

È quel che succede lungo le sei tracce di “Music For Smalls Lighthouse”, percorse da ricorrenti effetti di pioggia, vento, sciabordare d’onde e versi d’uccelli, che incorniciano texture e sospensioni temporali di un’aura tenebrosa, a metà tra storie dell’orrore e la ballata del vecchio marinaio di Coleridge. I cardini del lavoro sono invece affidati a dulcitone, vibrafono e autentici organi a pompa di fine Ottocento, nonché a saltuari inserti di un pianoforte suonato quasi con noncuranza, le cui note risuonano sbilenche ma solenni, sostenute da archi spettrali che donano ai brani una scarna solennità da chiesa romanica.

Persino i radi inserti vocali (affidati alla bravissima “sirena” Autumn Grieve) sono ridotti a mera sonorità, simulacri di una narrazione afasica, cristallizzata in un altrove temporale incantato nella sua sinistra perfezione.

Alle centocinquanta copie dell’elegante libro-cd, oltre a una foto numerata del faro di Smalls, è allegato un cd-r 3” intitolato “Flotsam”, contenente altri diciassette minuti di musica, ripartiti in dieci brevi frammenti preparatori del lavoro e dunque ad esso sostanzialmente omogenei.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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