music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Pascal Pinon

PASCAL PINON – Pascal Pinon
(Morr, 2010)

Il secondo album dell’annata proveniente dal Nord Europa e realizzato da artisti minorenni potrebbe ben prestarsi a considerazioni sociologiche sullo stato sociale nordico o anche semplicemente alla media d’età di uscita dei giovani dalle proprie famiglie in quei Paesi rispetto all’Italia. Analogamente, mentre alle nostre latitudini a sedici anni si è da poco superata l’età da Zecchino d’Oro o, nella migliore delle ipotesi (si fa per dire) si guarda con occhi sognanti il discutibile talent show di turno, qualche migliaio di chilometri più a nord c’è chi dà alle stampe dischi veri e propri, su prestigiose etichette “adulte”. È stato il caso, pochi mesi fa, delle sorelle svedesi First Aid Kit ed è, oggi, quello delle gemelline di Reykjavík, Jófríður e Ásthildur, che vanno a infoltire l’ormai nutrita pattuglia di artisti islandesi della berlinese Morr Music, ormai vero e proprio avamposto dell’isola sul continente (Múm, Seabear, Benni Hemm Hemm).

L’affinità di queste due adolescenti con le coetanee svedesi (tuttavia più schiettamente propense al folk) non è soltanto anagrafica, ma in buona misura anche stilistica, poiché Jófríður e Ásthildur hanno scritto e confezionato le undici tracce del loro album di debutto in un contesto interamente casalingo, con un solo microfono e pochi strumenti suonati a volume basso per non disturbare i vicini. Ne risulta una collezione di semplici bozzetti acustici, sui quali le due fanciulle, occasionalmente supportate da un paio di coetanee, intrecciano melodie acerbe, serie e giocose al tempo stesso, alle quali le loro voci sottili e i gutturali accenti della loro lingua natale, solo in alcuni episodi alternata all’inglese, donano un’aura misteriosa e sognante.

Un po’ come il personaggio al quale hanno consacrato il loro progetto musicale (il “messicano dalle due teste” Pascal Pinon, fenomeno circense di inizio Novecento), Jófríður e Ásthildur mostrano di essere perfettamente intercambiabili nel suonare chitarra acustica, glockenspiel, flauto e melodica e nel tracciare linee armoniche in bilico tra naturale vivacità e sottile malinconia adolescenziale.

Ne risultano canzoncine semplici e dalle strutture essenziali, a lungo andare forse un po’ troppo ripetitive, ma che offrono un discreto bouquet delle potenzialità di crescita delle ragazze, tanto nei frammenti di liquida folktronica casalinga, nei quali potrebbero riecheggiare gli ultimi Múm (“Baldursbrár”), quanto nelle timide incursioni in tonalità più vivaci (“I Wrote A Song”, “Sandur”), quanto ancora negli scarni saggi di soffuso intimismo che possono far pensare agli originari compagni d’etichetta Bobby & Blumm.

Un’ovattata grazia acustica ammanta il disco di un tepore domestico e di atmosfere incantate, che possono facilmente immaginarsi quale contesto ideale nel quale sviluppare una precoce passione per la musica. Tra ricorrenti accenti pop e più sensibili schegge folk acustico-corali (“Moi”, la filastrocca “Kertið Og Húsið Brann” e il cullante epilogo “En Þú Varst Ævintýr”), si percepisce distinto il piglio fanciullesco delle due giovanissime musiciste, indice di freschezza ma anche di un’inevitabile acerbità, che di per sé non deve essere necessariamente interpretata in negativo. Anzi, sarebbe quanto mai errato ricercare paragoni impegnativi – e fuori luogo, quale quello scontato con le CocoRosie – o concludere con la solita frase fatta che le ragazze devono ancora crescere: “Pascal Pinon” è invece un album da assorbire così, per quello che le sue autrici sono qui e ora, non certo perfetto ma più che sufficiente quale saggio di una morbida estetica di folk-pop in media fedeltà, in grado di temperare con il proprio tepore casalingo i rigori di un inverno nordico.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 16 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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