music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Real To Reel

PART TIMER – Real To Reel
(Lost Tribe Sound, 2010)

Artista inglese da tempo stabilitosi in Australia, John McCaffrey necessita di un minimo di presentazione al pubblico italiano, nonostante già da qualche anno sia oggetto di un piccolo culto internazionale, con i suoi vari progetti Part Timer, Scissors And Sellotapes e Upward Arrows, che ne hanno seguito l’esordio nel duo one-shot Clickits (“Express Gifts”, 2005).

In questi cinque anni, McCaffrey si è guadagnato stima e rispetto, in particolare nei circuiti del minimalismo elettroacustico, pubblicando per etichette quali la specializzata giapponese Flau e, nella natia Inghilterra, quella Moteer che fa capo a Craig Tattersal (Hood, The Remote Viewer, The Boats) da tempo affermatasi quale punto di riferimento per sonorità in bilico tra incantate melodie acustiche e scarne tessiture elettroniche.

Tra esperienze e collaborazioni molteplici (ormai consolidata quella con Aaron Martin), sono trascorsi ben tre anni prima che McCaffrey si decidesse a rispolverare la principale delle sue incarnazioni artistiche, giungendo così al terzo lavoro in solitaria a nome Part Timer. E si può ben dire che l’attesa sia stata ampiamente ripagata, visto che la lunga elaborazione di “Real To Reel” -inframezzata da alcune uscite “preparatorie” accreditate ai suoi progetti collaterali – ha portato a un album quanto mai compiuto nella sua ricerca di un perfetto equilibrio tra atmosfere pastorali, liquidi ceselli elettronici e canzoni dalle cadenze sempre più dilatate.

Sì, canzoni, perché dei tredici brani di “Real To Reel” ben sei presentano non solo un contributo vocale, elemento del resto non inedito nei dischi di Part Timer, ma strutture e melodie che ne fanno ballate eteree e ipnotiche, le cui catatoniche evocazioni slow-core si stratificano su un substrato nel quale consueti fremiti elettro-acustici sono affiancati da cristallini arpeggi, corposi arrangiamenti di violoncello e saltuarie intelaiature ritmiche.

Nicola Hodgkinson (Hood, Empress), la moglie di McCaffrey, Danielle, e la polistrumentista di origine neozelandese Heidi Elva sono le tre muse le cui voci completano con melodie dal fascino obliquo brani cullanti, sospesi tra una miriade di microsuoni, folate romantiche e astrazioni temporali che la sostanziale assenza di strutture organiche accosta a una sorta di declinazione folktronica dello slow-core. Ne risultano brani evocativi e brillanti, nei quali melodie sinuose fluttuano a mezz’aria su un tappeto di detriti elettronici, loop piovosi e filigrane dalla consistenza eterea ma straordinariamente densa; i connubi tra suoni e testi sono tutti ben riusciti e straordinariamente omogenei tra loro, anche se una menzione particolare la meritano le romantiche narcolessie di “Where We Used To Go” (cantata da Nicola Hodgkinson) e le misteriose evocazioni della Elva su “Never Meant To Be” e “Unfound”, quest’ultima intrisa di solenne nostalgia dal violoncello di Aaron Martin e infine liberata in un finale trasognato, con samples e crepitii assortiti.

Benché la graduale acquisizione di una più definita fisionomia di canzone dei brani di Part Timer costituisca l’autentico fiore all’occhiello di “Real To Reel”, i rimanenti episodi strumentali sono tutt’altro che privi di interesse. Si passa infatti dalle vivaci pulsazioni in odor di primi Múm di “Campsite Sundown” alla distensiva melodia di chitarra e violoncello di “A Long Inhalation”, dalle tremule istantanee di “Suspended Belief” (con un’ambientazione rurale degna degli Hood) all’esile rumorismo di “It’s A Storm”, passando per le torsioni da post-rock cameristico di “Interalia”.

È questa ricchezza, insieme al modo estremamente naturale in cui è resa su disco, a fare di “Real To Reel” l’opera in assoluto più compiuta tra quelle finora realizzate dal prolifico John McCaffrey, non più soltanto giocoliere elettroacustico minimale, bensì artefice di un peculiare sincretismo tra linguaggi musicali le cui varie sfaccettature sono tutte volte a conferire una sensazione di pienezza a quiete sospensioni temporali, miniature sonore e scheletri melodici di grazia impalpabile.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 dicembre 2010 da in recensioni 2010.
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