music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Good Night & Good Morning

GOOD NIGHT & GOOD MORNING – Good Night & Good Morning
(Own, 2011)

Nella loro Champaign, Illinois, come tanti altri giovani musicisti, Pat Elifritz e Ryan Brewer hanno trascorso qualche anno a suonare in band dall’impatto sonoro urticante, che puntavano sul rumore, sulle ritmiche incalzanti e su volumi elevati. Chiusa quell’esperienza, nell’estate del 2006 hanno deciso esplorare gli antipodi di quel tipo di suono e, soprattutto, di metodo: hanno così intrapreso il loro progetto in duo, chiamato Good Night & Good Morning, con il quale nel successivo biennio hanno realizzato un paio di Ep che li hanno visti addentrarsi in cadenze rallentate e quadri sonori dalle tinte decisamente sfumate, dipinti in prevalenza dal dialogo tra chitarra acustica, pianoforte e voce.

Nel secondo degli Ep, “Studentin” i due sono stati affiancati dalla arpista Róisín Maguire, che però è stata ben presto costretta ad abbandonare la band per motivi di studio. Ritrovatisi in forma di duo, Elifritz e Brewer hanno ridisegnato la loro dotazione strumentale, introducendovi chitarra elettrica e vibrafono. Il loro album omonimo (in realtà una sorta di corposo mini dalla durata di poco inferiore alla mezz’ora), originariamente pubblicato nel 2009 e adesso riprodotto per il mercato europeo dalla benemerita Own Records, costituisce dunque un vero e proprio nuovo inizio per i due musicisti, adesso alle prese con composizioni dalle movenze indolenti e incastri melodici di consistenza impalpabile.

Nei cinque brani dei quali si compone “Good Night & Good Morning” si avvicendano accordi narcolettici e un cantato codeinico, che evoca sospensioni imperscrutabili e un senso di torpore sereno e tutto sommato piacevole. È quel che risulta ben palese fin dall’iniziale “Sister”, nella sua alternanza tra ovattate visioni al rallentatore e segmentazioni delle linee di basso che conferiscono un minimo di palpabile concretezza alle eteree folate di fondo, non a caso sfocianti senza soluzione di continuità nel successivo interludio ambientale “Ocean In View”. Facile pensare all’intimo raccoglimento di Mark Kozelek, ma ancor più alle scarnificazioni dei Bark Psychosis o ancora al grado zero della lentezza raggiunto dagli Spokane, ma anche a certe declinazioni umbratili e sottilmente psichedeliche dell’indie-rock statunitense.

Eppure, tra sospiri, fugaci field recordings e note di pianoforte, all’interno dei cinque brani non mancano frammenti di canzoni in catalessi, melodie che si svolgono prima in brevi parti cantate e dunque in code strumentali sempre più dilatate (seguono questo medesimo schema entrambe le conclusive “Wine” e “Wallflower”, dalla durata di circa sette e otto minuti), che scolorano placidamente in accordi sognanti, liquide note di vibrafono e in una nebbia incantata, al cui rassicurante abbraccio la musica dei Good Night & Good Morning suggerisce di lasciarsi andare senza opporre resistenze.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 gennaio 2011 da in recensioni 2011.
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