music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

By The Hedge

MINKS – By The Hedge
(Captured Tracks, 2011)

Sempre più di frequente si assiste al recupero dei suoni inglesi degli anni 80 da parte di band e artisti americani. La Captured Tracks ha, addirittura, fatto di tale riproposta la propria bandiera realizzando gli album di numerose band che – per lo più in media fedeltà – non nascondo affatto di guardare a quel decennio, o meglio al lato più umbratile e oscuro di quell’epoca, evidentemente fatta non solo di lustrini e superficialità.

I newyorkesi Minks rappresentano l’ultimo tassello di quella ideale linea evolutiva tracciata dall’etichetta di Mike Sniper, che nel corso dell’anno appena concluso ha offerto, tra le altre, le valide e chiacchierate prove di Wild Nothing e The Soft Moon.

Stavolta non si tratta dell’ennesimo solitario progetto casalingo, tanto che nelle loro prime prove dal vivo i Minks si sono presentati in una formazione di ben sei elementi, ma il nucleo centrale della band rimane esiguo, costituito dal frontman Shaun Kilfoyle e dalla suadente seconda voce Amalie Bruun.

Analogamente ad altri artisti attuali, anche i Minks si accostano deferenti a nomi quali Cure e i primi My Bloody Valentine, incentrando il loro debutto sulla lunga distanza su feedback in bassa fedeltà, tastiere e linee ritmiche alquanto secche ed essenziali; tuttavia, nel corso delle dodici brevi tracce di “By The Hedge” (trentasette minuti di durata totale) Shaun Kilfoyle dimostra non soltanto una capacità rielaborativa di suggestioni non riducibili ai soli nomi sopra citati, ma soprattutto un’attitudine melodica molto pronunciata, facendo sì che i Minks possano essere considerati la band più genuinamente pop del roster Captured Tracks.

Non è un caso, infatti, che si siano subito segnalati nella primavera del 2010 con il 7” “Funeral Song”, bissato poco dopo dal delizioso sogno a occhi aperti di “Ophelia” (il cui intro sembra essere stato sottoposto a prolungata esposizione ai Piano Magic) – entrambi opportunamente presenti nell’album – e che buona parte dei brani di “By The Hedge” mostrino potenzialità da popsong (“Cemetary Rain”) costruite sul duplice binario di un rumorismo di fondo, concettualmente paragonabile a quello di celebrate indie-band attuali (dai Pains Of Being Pure At Heart alle Best Coast), ma rifinito da melodie eteree e da un gusto dichiaratamente retrò, che pure rifugge calligrafie emulative e grotteschi anacronismi. Se un appunto può farsi all’esordio dei due newyorkesi è la scelta produttiva che, se da un lato omaggia evidentemente le produzioni musicali della prima metà degli anni Ottanta, conferendo all’album un suono sfocato e indefinito, d’altro canto appiattisce la proposta sonora dei Minks e, per inciso, non tiene conto neanche del fatto che un suono tale, negli anni 80, non era cercato dalle band dell’epoca, ma era solo ciò che queste potevano permettersi, in ragione delle capacità economiche e dei mezzi tecnici a disposizione.

I Minks, nondimeno, mostrano, lungo l’arco dell’intero lavoro, di avere la necessaria maestria nel non fermarsi alle influenze più facili: i quasi inevitabili richiami a Cure et similia, infatti, sono bilanciati brillantemente da suggestive impressioni Wake e da rimandi piuttosto sorprendenti ai primi e più oscuri Felt.

Soprattutto, spesso in maniera quasi carsica, ma esplicitamente in episodi come il trasognato strumentale “Indian Ocean” o la conclusiva “Arboretum Dogs”, sembrano essere i Durutti Column del chitarrista di culto Vini Reilly, le cui chitarre liquide ed eteree sembrano talvolta rivivere nei “solchi” di questo esordio, i numi tutelari della band americana.

A conti fatti, tra il jingle-jangle perso nella nebbia delle chitarre (Our Ritual”, “Bruises”), il basso asciutto palesemente post-punk (“Funeral Song”) e le tastiere che rimandano alla new wave più algida (“Kusmi”), i Minks riescono a essere convincenti e a mantenere quel grado di personalità che permette loro di distinguersi rispetto stuolo di passatisti e emuli che oramai popola la scena musicale d’oltreoceano.

(in collaborazione con Francesco Amoroso, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 gennaio 2011 da in recensioni 2011.
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