music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Kiss Each Other Clean

IRON & WINE – Kiss Each Other Clean
(Warner/4AD, 2011)

Finalmente torna in scena uno tra i più amati e influenti nomi del panorama folk internazionale, che, con soli tre album all’attivo (cui si aggiungono una serie di raccolte e svariati Ep), nell’arco di oltre otto anni ha saputo conquistarsi ampi consensi di pubblico e critica, e che con la sua lunga barba è assurto un po’ a simbolo di tutta una generazione di songwriter “barbuti”. Giunto alla sua quarta prova, il trentaseienne cantautore statunitense si ritrova dunque investito di una grande responsabilità, dovendo confrontarsi con una passata produzione discografica di grande spessore e con aspettative (anche per questo) certamente altissime. Ma Sam Beam è un uomo tutto d’un pezzo, che va dritto per la sua strada vivendo la musica per come la “sente”, lasciando briglia sciolta alla sua creatività di Artista senza farsi condizionare dai riverberi del successo, neanche quando quest’ultimo assume le sembianze di un fantasma “ingombrante” come “The Shepherd’s Dog”, il suo acclamatissimo terzo album.

È così che con “Kiss Each Other Clean” il songwriter texano originario del South Carolina, senza scomporsi di una virgola, fa filotto di buona parte delle attese che lo riguardano, discostandosi in larga misura dall’intimismo bucolico dell’illustre predecessore e virando su colorate atmosfere pop.
Anticipato a fine 2010 dall’eloquente singolo “Walking Far From Home”, il nuovo lavoro di Iron & Wine si caratterizza per una produzione ricchissima, che tra distorsioni ad effetto e incursioni elettroniche, tra backing vocals da hit radiofoniche e un variegato ventaglio strumentale, si stratifica sui brani donando loro connotazioni tra le più disparate (si spazia dall’ancestralità tribale di “Monkeys Uptown” alle visioni futuribili di “Rabbit Will Run”, dal pop seventies di “Tree By The River” al modernariato jazz di “Big Burned Hand”). L’eccelsa capacità di scrittura del cantautore americano emerge nel corso di “Kiss Each Other Clean” con straordinaria forza espressiva, elevandosi nell’eleganza senza tempo di “Godless Brother In Love” (forse il brano più suggestivo dell’album), nel piglio deciso di “Your Fake Name Is Good Enough For Me”, nella vellutata morbidezza di “Me And Lazarus” o di “Glad Man Singing”, nella stravaganza di “Big Burned Hand”.

Ed è proprio una controllata stravaganza a costituire il fulcro tanto musicale quanto narrativo di “Kiss Each Other Clean”, spostando in maniera ancora più decisa che in passato la barra di navigazione artistica di Iron & Wine dall’intimismo folk lo-fi delle origini a un caleidoscopio che comprende jazz, country-blues, incursioni etniche e derive vagamente acide. Il rinnovato estro di Sam Beam ricorre fedelmente nei testi, attraverso apparenti non-sense (“I saw flowers on the hillside and a millionaire pissing on the lawn”, “judgement is just a cup we share”) e simbologie bibliche, ma si manifesta soprattutto in una ricchezza di soluzioni sonore connotate da una sensibilità pop mai così spiccata e supportate da una vera e propria band, nella quale musicisti di valore (tra i quali meritano una citazione Thomas Bartlett aka Doveman e i due Califone Joe Adamik e Jim Becker) si avvicendano a fiati e ritmiche, chitarre ed elettronica, sotto l’abile guida del produttore Brian Deck.

La tavolozza di Sam Beam si arricchisce di un certo gusto orchestrale e di arrangiamenti sempre nuovi e colorati, senza perdere tuttavia di vista quel candore e quella vena intimista che da sempre accompagnano la musica del cantautore americano: si alternano così la vivacità black di “Half Moon”, il rock da highway di “Tree By The River” e il trascinante mantra che chiude il disco, con la scarna leggerezza di compunti frammenti pianistici e ballate di folk acustico, in fondo non poi così distanti da quelle dello splendido “The Endless Numbered Days” (in particolare, “Godless Brother In Love”).
Quello che invece è mutato profondamente da quei tempi sembra proprio lo spirito di Sam Beam, insieme all’accresciuta decisione delle sue interpretazioni e allo spettro dei suoi interessi musicali. Sbaglierebbe di grosso, infatti, chi si avvicinasse a “Kiss Each Other Clean” pensando di trovarsi semplicemente di fronte all’opera folk di un cantautore tra i tanti, visto che il progetto Iron & Wine è ormai sempre più articolato e ambiziosamente proteso a stimolanti avventure sonore che – ci si può scommettere – appaiono ancora ben lungi dall’essere prossime a una stabile conclusione. Attenti, dunque, a non farsi confondere dalle apparenze, poiché mai come in questo caso la barba “non fa il monaco”…

(in collaborazione con Alessandra Reale, pubblicato su ondarock.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 febbraio 2011 da in recensioni 2011.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: