music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

I Already Love You

SARA LOV – I Already Love You
(Splinter, 2011)

Ecco un’altra validissima interprete che si fa tentare dal gioco delle cover: stavolta si tratta di Sara Lov, già apprezzata voce femminile dei Devics, nonché affascinante cantautrice nel suo primo album solista “Seasoned Eyes Were Beaming”.
Due anni dopo quel lavoro, l’artista americana torna a farsi sentire con un’accurata selezione di brani altrui, rideclinati in maniera assai personale, con quel piglio agrodolce e sognante che costituisce la sua firma riconoscibile, confermando inoltre l’impressione del grande trasporto emotivo rifuso nei suoi dischi.

Oggi più che mai, Sara Lov attribuisce alla musica funzione lenitiva della sofferenza, di superamento delle ferite del proprio vissuto, che in “Seasoned Eyes Were Beaming” veniva cristallizzata in canzoni scritte di suo pugno, mentre in questa raccolta viene affidata a brani di un passato più o meno recente, scelti per significati più simbolici che non strettamente musicali.
È pur vero che in “I Already Love You” non mancano omaggi a radici country (“Just My Heart Talking” di Ron Sexsmith), ricordi di bambina (“The World We Knew” di Frank Sinatra”) e attestati di stima per artisti quali Conor Oberst e Black Heart Procession, ma la selezione dei brani sembra piuttosto determinata dal duplice intento di cimentarsi in reinterpretazioni confacenti a un setoso registro vocale e di elevare testi e melodie a emblema di un quel messaggio artistico che Sara Lov non cessa di veicolare in musica, pur facendolo oggi attraverso le parole di altri.

Difficile, infatti, pensare a una scelta casuale all’ascolto della notturna intensità di pianoforte e archi che custodisce la partecipata interpretazione dell’iniziale “Square Heart”, le cui parole Sara sembra far sue, quasi a esorcizzare i propri fantasmi interiori. In linea generale, più interessanti e riuscite risultano le cover più raccolte e minimali, che vedono l’artista americana cimentarsi in ovattate piéce pianistiche, al più supportate da arrangiamenti discreti, in bilico tra classicismo e tenui impronte jazzy. È il caso del bucolico romanticismo della “Winter Is Blue” di Vashti Bunyan e dei delicati rallentamenti ai quali viene sottoposta la classicissima “There Is A Light That Never Goes Out”, in uno dei pochi casi in cui una rilettura degli Smiths non tende, anche inconsapevolmente, a ricalcare l’inconfondibile registro di Morrissey.
Meno convincenti risultano invece la rivisitazione di “Pape Was A Rodeo” dei Magnetic Fields e la stessa “The World We Knew” (un po’ troppo pomposa rispetto al contesto), nelle quali il supporto della band vivacizza il mood del lavoro, attraverso una pluralità di elementi eterogenei ma un po’ scontati, che prestano il fianco a rischi di banalizzazione ai quale le operazioni di cover sono sempre esposte.

Niente affatto banale, oltre che particolarmente curiosa per il pubblico italiano, è invece l’interpretazione, con dizione sorprendentemente vicina alla perfezione, di “La Bambola”, vero e proprio omaggio da parte di Sara Lov al pubblico italiano, che la segue con rara passione e con un’attenzione tale da permettere la pubblicazione di “I Already Love You” da parte della nostrana Irma Records. E, come l’ardito accostamento a uno dei grandi classici della musica italiana suona un po’ come una dichiarazione d’amore al nostro Paese, alla stessa stregua va considerato l’intero “I Already Love You”, opera dalla quale sarebbe oltremodo fuorviante cercare di trarre chissà quali significati. Molto più semplicemente, è la bella prova di un’interprete di grande classe, che in questo modo ha voluto prestare voce alla sua passione per canzoni alle quali, come da titolo, basta appunto poco per farsi amare.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 7 febbraio 2011 da in recensioni 2011.
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