music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Wolf Notes

*AR – Wolf Notes
(Corbel Stone Press, 2011)

*AR, come le iniziali di Autumn e Richard, i due protagonisti di questa che è un’avventura artistica e umana agli albori di un sentimento tradotto nella misteriosa immaterialità della musica. Lei è Autumn Richardson, cantante dal retroterra folk sotto l’alias di Autumn Grieve (all’attivo due magnifici Ep, “Terra Infinita” e “Stray Birds”), che di recente si sta indirizzando in territori più sperimentali, già delineati nel brano offerto alla raccolta “Vertical Integration” e nella sua partecipazione all’ultimo lavoro di Plinth; lui è invece Richard Skelton, asceta drone-folk che nelle sue opere pubblicate sotto vari pseudonimi (A Broken Consort, Clouwbeck, Carousell) ha affidato alla natura e all’arte la ricerca di una pacificazione interiore dalle ferite dell’esistenza.

*AR è dunque a tutti gli effetti un nuovo inizio, che corona in espressione il sentimento ritrovato insieme alla musa Autumn, che per la prima volta dà – letteralmente – voce alla sostanza microtonale delle sue composizioni. La stessa scelta della nuova denominazione riveste un profondo valore simbolico, poiché a quanto viene spiegato, *AR non è solo il semplice accostamento dei nomi di battesimo dei due artisti-amanti, ma anche un fonema dall’arcaico significato locativo, riferito a numerosi nomi di fiumi e atto a definire un abbrivio di movimento, una partenza, un nuovo germogliare.
I primi frutti di questo percorso condiviso sono racchiusi e gelosamente custoditi nelle duecento copie di “Wolf Notes”, realizzate con la consueta dedizione e cura dei particolari dall’etichetta casalinga di Skelton, Corbel Stone Press.

L’inedita presenza dell’elemento vocale e la rinnovata serenità di spirito di Skelton non si traduce tuttavia in mutazioni sostanziali nella sua musica, che permane sempre assai imperscrutabile e, almeno in apparenza, tutt’altro che positiva. È infatti qualcosa di molto simile a una malinconia condivisa quella che trova espressione lungo i quaranta minuti di “Wolf Notes”, opera dedicata ai boschi e ai fiumi della contea di Ulpha (letteralmente, “la collina dei lupi”), in Cumbria, la cui struttura descrive una parabola quasi senza soluzione di continuità tra i momenti ai quali sono intitolate le tracce (inizio, ascesa, declino, pausa, ritorno).
L’inizio è quasi solo musica, circolare e solenne, con le note notturne del violino di Skelton a evocare gli abituali spettri; al procedere del brano, il suono si fa però gradualmente più etereo, ad accogliere la prima manifestazione degli impalpabili vocalizzi in lontananza, che segnano l’immediata transizione a “Rise”, liturgia di dodici minuti nella quale la voce di Autumn cresce gradualmente, avvinta in loop astratti che, in parallelo con il crescendo delle folate strumentali di Skelton, si inarca fino a stagliarsi in un primo piano che scolora nella ieratica immagine dei Dead Can Dance.

Ancora maggiore decisione nei vocalizzi e struttura leggermente più articolata in “Decline” (anch’essa oltre dodici minuti di durata), che si sviluppa nei drone suadenti di un’orchestra d’archi in miniatura, interpolata da increspature elettroniche. Dopo intenso raccoglimento, il brano svapora lentamente, e con esso si estingue il nucleo centrale di “Wolf Notes”, visto che la successiva “Rest” corteggia il silenzio in una stasi ben presto dissolta, mentre la più distorta “Return” appare prodotta da una matrice diversa rispetto all’unitaria narrazione delle quattro tracce iniziali.
Pur in fondo non così distante dalla pregressa produzione di Skelton, “Wolf Notes” è comunque un lavoro di grande suggestione, che nella sua sostanziale linearità consacra con intenso trasporto il parallelo con una nuova pagina di condivisone personale e artistica, alla quale abbandonarsi senza titubanze, come a un sentimento che sboccia, inaspettato e totalizzante.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 8 marzo 2011 da in recensioni 2011.
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