music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Take Care, Take Care, Take Care

EXPLOSIONS IN THE SKY – Take Care, Take Care, Take Care
(Temporary Residence, 2011)

Nell’accostarsi alla nuova fatica di una delle più rinomate espressioni del c.d post-rock, è quasi inevitabile tornare a porsi l’interrogativo “esistenziale” sul senso e sui margini di sviluppo di un ambito musicale tanto in auge qualche anno addietro quanto rapidamente transitato a bersaglio di critiche di manierismo e ripetitività.
L’interrogativo va di pari passo con la curiosità della scoperta di come artefici del post-rock di lungo corso quali gli Explosions In The Sky siano in grado di elaborare una propria via d’uscita dalle secche nelle quali – tocca ammetterlo – la declinazione più pura e diretta del genere si dimena oramai a fatica.

Per il secondo disco consecutivo, la band texana si è concessa un intervallo di ben quattro anni rispetto al lavoro precedente, per limare fin nei minimi dettagli un’opera come sempre accuratissima nella composizione ed esecuzione dei brani ma anche, ancora una volta, da collocarsi in linea di sostanziale continuità con quanto espresso in oltre un decennio di onorata attività.
Eppure, se a livello superficiale il quinto album sulla lunga distanza degli Explosions In The Sky potrebbe liquidarsi quale mera riproposizione di tutto quanto offerto nel corso degli anni, singoli dettagli piuttosto che il quadro d’insieme di “Take Care, Take Care, Take Care” introducono sfumature parzialmente nuove su una tela sonora invecchiata ma non ancora del tutto lisa.
Certo, nei tre quarti d’ora di durata del disco, si ritrovano tutti i tratti salienti della band, sotto forma di composizioni lunghe, in graduale evoluzione, e di una precisione esecutiva talmente certosina da rasentare sfoggi di abilità tecnica che, tuttavia, non inficiano più di tanto le suggestioni che questo tipo di musica è sempre stato inteso a suscitare.

Andando a indagare tra le pieghe delle sei tracce dell’album, si rivelano però, accanto a numerose miniature di pregevole artigianato strumentale, esili interstizi tra fraseggi chitarristici e asciutte cadenze ritmiche, riempiti da silenti partiture ambientali e, per la prima volta, completati da vocalizzi eterei e distanti, in qualche misura assimilabili a quelli introdotti dai concittadini Balmorhea nei brani più legati all’asprezza selvaggia dei loro territori d’origine. Gli stessi scenari e paesaggi possono essere evocati dall’insistito inizio della breve “Trembling Hands” (appena tre minuti e mezzo) o dalle progressive rarefazioni di “Human Qualities”, che spogliano il brano fino a una sola voce appena percepibile in lontananza, prima della ricostruzione armonica e infine dell’abrasivo vortice finale, la cui prevedibile esplosione è confinata ai soli ottanta secondi conclusivi.
Ulteriore dettaglio di parziale discontinuità col passato può essere individuato nelle tonalità leggermente più compassate e, in qualche caso, acide delle composizioni, che denotano come nella loro maturità artistica gli Explosions In The Sky prediligano, di tutta evidenza, intessere trame armoniche composite ma dal contenuto serenamente descrittivo che non puntare su infinite repliche di detonazioni roboanti che, pure, nel corso dell’album non sono del tutto assenti.

Nel complesso, comunque, tali elementi non bastano a superare il diffuso senso di standardizzazione, anzi accentuato dalla stessa perizia esecutiva della band. “Take Care, Take Care, Take Care” risulta dunque qualcosa di molto simile proprio a una raccolta di standard, un po’ come se il post-rock più classico fosse diventato assimilabile al jazz e persino alcuni tra i suoi alfieri primigeni avessero deposto le speranze di rifuggire dagli angusti recessi del genere per concentrarsi quasi esclusivamente sugli aspetti formali della loro musica. Gli Explosions in The Sky continuano a farlo con una certa classe ma, nonostante i loro tentativi di variazione, anche “Take Care, Take Care, Take Care” difficilmente potrà conseguire risultati diversi dal compiacere i soli imperterriti appassionati che ancora riescono a farsi trascinare dalle loro cavalcate strumentali.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2011 da in recensioni 2011.
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