music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

coast/range/arc

LOSCIL – coast/range/arc
(Glacial Movements, 2011)

Per la sua decima pubblicazione, la Glacial Movements torna a ospitare un grande nome della musica ambientale, commissionandogli la realizzazione della sua personale interpretazione dell’isolazionismo ghiacciato che costituisce tratto caratterizzante di tutte le pubblicazioni dell’etichetta romana, fondata e curata con autentica passione da Alessandro Tedeschi.
Dopo le esperienze, tra gli altri, di Rapoon e Lull, è adesso la volta del canadese Scott Morgan aka Loscil, che dopo le piogge incessanti che ne hanno ispirato l’ultimo, splendido, “Endless Falls”, non si è discostato più di tanto dall’osservazione della natura circostante alla sua Vancouver, addentrandosi nell’impervia zona costiera del Pacific North-West, costellata da laghi, cascate e canyon, creati e modellati dal ghiaccio, alla ricerca di suoni e suggestioni adeguate al concept tematico, oggetto dell’esplorazione sonora di tutte le uscite del catalogo Glacial Movements.

I cinquantacinque minuti di “Coast/Range/Arc” racchiudono tuttavia una visione in un certo senso “domestica” e più prossima dell’isolazionismo ambientale, che rende emblematico come per trovare le espressioni più aliene e selvagge della natura non sia necessario recarsi in distanti luoghi inospitali, poiché in alcune zone del pianeta scenari mozzafiato e ghiacci perenni possono trovarsi anche a breve distanza da metropoli moderne.
Il forte legame geografico di “Coast/Range/Arc” viene tuttavia tradotto in scenari ai quali la presenza dell’elemento umano è quasi estranea, certamente superflua di fronte alla maestosità dei luoghi e a immagini cristallizzate in una quiete ibernata ma, al solito, vitalissima.

Accantonate per l’occasione le cadenze dub e le pulsazioni elettroniche di “Endless Falls”, Morgan disegna sei sinfonie ambientali, modulate sul crinale tra iterazione e persistenza, senza tuttavia rinunciare ad abbracci armonici dalle sembianze quasi orchestrali, né alle vibrazioni sfrigolanti che catturano l’incessante processo di fenditura, diluizione e rigenerazione del ghiaccio. A quest’ultima categoria di suoni è improntata l’iniziale “Black Tusk”, la cui coltre ipnotica si svolge uniforme su un substrato più ruvido, puntellato da soffi al tempo stesso tenebrosi ed eterei.
L’ispessimento quasi “fisico” che contrassegna la prima parte del lavoro si percepisce anche nella varietà di riflessi liquidi di “Fromme”, mentre i due brani centrali si sciolgono in più brevi partiture, che, tra echi profondi e saturazioni austere, innalzano cattedrali di suono ibernato, statico ma pronto a dileguarsi in vaporose astrazioni.
I due più lunghi brani finali (entrambi oltre i dieci minuti di durata) traducono invece tale impalpabile orchestralità in trame sonore granulose, le cui increspature e correnti spettrali fungono da corollario a una grandiosità documentarista, non priva di una certa persistente tensione di fondo.

Ben congegnato e altrettanto accuratamente realizzato, “Coast/Range/Arc” lascia riaffiorare le profondità ambientali già espresse da Scott Morgan in album quali “Submers” e “Plume”, confermando al contempo il graduale processo di affrancamento delle produzioni Glacial Movements dai plumbei cliché espressivi spesso connaturati alla declinazione isolazionista della musica ambientale.
Ancora una volta, sotto l’apparente immobilità delle superfici ghiacciate, ci sono vita, suono e movimento; Morgan li ha colti, restituendoli condensati in un universo sonoro in fragile ma perfetto equilibrio.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2011 da in recensioni 2011.
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