music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Two Matchsticks

THE WOODEN BIRDS – Two Matchsticks
(Barsuk, 2011)

Andrew Kenny ha deciso di fare sul serio con la sua nuova creatura artistica. Quello offerto nel 2009 dai Wooden Birds con il primo disco “Magnolia” non era dunque un semplice divertissement casalingo con amici di vecchia data, ma il punto di partenza di un progetto stabile, che l’indimenticato leader degli outsider analogici American Analog Set quale secondo capitolo di una produzione artistica che, negli anni, ha probabilmente raccolto molto meno di quanto meritasse.

Ancora affiancato dalla brava cantante Leslie Sisson, nonché per l’occasione da Matt Pond alla chitarra e dal batterista Sean Haskins, l’artista texano offre una nuova raccolta di melodie acustiche liquide e sommesse, bedroom-songs dall’indole discreta che trovano in arpeggi e battiti iterati il substrato per il suo tono uniforme e vagamente svanito, oppure per quello gentile della Sisson, il cui ruolo in “Two Matchsticks” si dimostra decisamente più rilevante rispetto all’opera prima.

I dodici agili brani che compongono l’album ripresentano il medesimo canovaccio di quelli di “Magnolia”: composizioni brevi, canovacci strumentali scarni, strutture armoniche uniformi e spesso slegate dal cantato, un’indole pop presente sempre sottotraccia ma troppo spesso offuscata da un senso di incompiutezza probabilmente ricercata e tuttavia incapace di far decollare le canzoni verso un’efficacia melodica, invece confinata a uno stadio soltanto latente, nonostante il saltuario supporto vocale del vecchio amico Ben Gibbard (in particolare in “Be No Lie”).

La prima metà del disco vive su un registro ormai tipico per Kenny, del quale ricorrono in pieno il piglio trasognato e l’estetica da cameretta, tutt’al più vivacizzata dal passo agile della title track e dalle timide sfumature indie-acustiche di “Criminals Win”, ma anche resa ulteriormente floscia nella sonnolenta “Company Time”.

È invece la seconda parte a ridestare l’attenzione, offrendo qualche significativa variazione su temi ormai ben noti, prima elevando a protagonista la voce della Sisson nella folkeggiante “Baby Jeans” e poi rispolverando in “Struck By Lightning” antichi sentori American Analog Set.

E persino i languori della riuscita “Secrets” risultano più brillanti, grazie a un’accresciuta fluidità armonica e a una struttura di canzone meglio definita, che proprio nei brani conclusivi trova espressione più compiuta, ancorché niente affatto indimenticabile.

Nel complesso, la transizione dei Wooden Birds da divertissement a progetto stabile, seppure dalla formazione variabile, non riesce ad andare al di là di una manciata di suoni e melodie gradevoli, che tuttavia alla prova di ascolti ripetuti finiscono per non lasciare altro che una sensazione di incompletezza rispetto a quanto offerto da Andrew Kenny. Non si tratta solo degli ormai remoti ricordi “analogici”, quanto piuttosto di una rispettabile vena bedroom-pop, che richiederebbe almeno qualche guizzo per uscire dalla penombra del soggiorno di casa Kenny, tranquilla e rassicurante ma ormai fin troppo limitante.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 giugno 2011 da in recensioni 2011.
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