music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

An Empty Bliss Beyond This World

THE CARETAKER – An Empty Bliss Beyond This World
(History Always Favours The Winners, 2011)

Quel lucidissimo folle di James Leyland Kirby sembra essere un uomo fatto apposta per smentire cliché e sorprendere in continuazione: a partire dalle sue performance dal vivo, ben distanti da quelle dei laptop-artist immobili e distaccati dal pubblico, per arrivare alla pletora incommensurabile di dischi, produzioni e download gratuiti rilasciati negli anni sotto una dozzina di diversi alias.
Divertendosi a scompaginare ruoli e aspettative, il musicista di Stockport ha trascorso l’ultimo anno e mezzo in un per lui inedito silenzio produttivo, concedendosi, tra Spagna e Berlino, una vita agli esatti antipodi rispetto a quella di tanti artisti elettronici, in prevalenza riflessivi e isolazionisti.
Dopo questo periodo di pausa, Kirby è da poco tornato con la raccolta “Intrigue & Stuff Vol.1” e adesso con una nuova trasmissione subliminale della sua creatura The Caretaker.

In coerenza con la sua imprevedibilità, in “An Empty Bliss Beyond This World” Kirby si discosta dalle imponenti sinfonie droniche del monumentale “Sadly, The Future Is No Longer What It Was”, condensando la sua espressione in frammenti sonori brevi e solo in minima parte filtrati attraverso l’elettronica.
Scevro da qualsiasi intellettualismo ad effetto riconducibile al concetto di hauntology, negli (appena) tre quarti d’orai di quest’opera Kirby prosegue il suo itinerario alla scoperta dei recessi più imperscrutabili della memoria umana, dedicandosi stavolta all’indagine delle residue capacità dei malati di Alzheimer di ricordare i suoni e le canzoni del loro remoto passato.

Questo viaggio allucinato all’interno di memorie deteriorate è reso da Kirby attraverso uno spirito più pacato e introspettivo, rispetto alle ultime opere pubblicate a proprio nome, che per materializzare in suoni schegge disorganiche di un passato dai contorni sempre più labili ha impiegato un’ampia serie di registrazioni estrapolate da una collezione di polverosi 78 giri risalenti ai primi del Novecento.
Il caratteristico effetto “grammofonato” e granuloso delle composizioni di Kirby è dunque assicurato, e così la sensazione di trovarsi in presenza di simulacri melodici fuori dal tempo, in grado di far rivivere, per il breve spazio di un brano, voci scomparse e luoghi popolati da fantasmi.
Archi, pianoforte, field recordings e screziature delle più varie danno così luogo a una colonna sonora spiccatamente retrò, sospesa tra rudimentali esperimenti stereofonici, ondulazioni pianistiche e piéce di danze vittoriane dalle cadenze tanto precise quanto angoscianti (si veda, su tutte, la stroboscopica prima parte della title track).

È tutto un mondo di suoni e di umanità scomparsa quello riassunto nei solchi di questo lavoro, che adempie senz’altro alla missione concettuale attribuitagli, nonostante l’eccessiva ripetitività della formula delle sue quindici tracce e una durata complessiva un po’ angusta rispetto all’abituale sconfinatezza espressiva di Kirby. Proprio per questo, “An Empty Bliss Beyond This World” può interpretarsi come un esperimento riuscito, ma anche come un passaggio interlocutorio in preparazione di nuove, imponenti sfide alla ricerca delle memorie perdute.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 16 giugno 2011 da in recensioni 2011.
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