music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Nostalgia

MARSEN JULES – Nostalgia
(Oktaf, 2011)

Il ricordo, la memoria di immagini e sensazioni disperse nel tempo o anche solamente vagheggiate – in una parola, la nostalgia – non è certo un tema inedito per musica strumentale e “cinematica”, sospesa tra neoclassicismo e dilatazioni ambientali. Non lo è, a ben vedere, nemmeno per il tedesco Martin Juhls, tra i più stimati compositori dell’ultimo decennio, artefice di svariati progetti, il principale dei quali, Marsen Jules, viene adesso rispolverato dopo quattro anni di silenzio (ultima traccia il “Golden” del 2007) e a sei dallo splendido “Herbstlaub”, per tenere a battesimo, appunto con dedica alla nostalgia, la prima produzione sulla lunga distanza della sua etichetta Oktaf.

Suddiviso in otto tracce per un’agile durata complessiva di poco superiore ai quaranta minuti, “Nostalgia” sviluppa in maniera fedele un concept incentrato sui due cardini di memoria e ripetizione, che ricorrono nell’itinerario sonoro dell’album attraverso un diligente lavoro di modulazione di loop sintetici e filtraggi e giustapposizioni di suoni reali.
La narrazione ha inizio in “A Moment Of Grace” con soffi di espanse note d’archi, reiterate in folate in solenne intensificazione orchestrale, che costruiscono fin da subito scenari imponenti ma fragili, perfettamente rappresentativi del titolo del brano.
Sulla medesima falsariga, che fungerà da filo conduttore dell’intero album, cominciano poi a innestarsi vibrazioni acustiche e rilanci di un camerismo teutonico austero e vagamente sinistro, che avviluppano le composizioni in una coltre nebbiosa oscura, diradata appena nel finale di “Through Blood And Fire”, nel quale permangono soltanto degli archi spogli.

La parte centrale del lavoro veleggia poi con decisione verso territori dark-ambient, palesando un incedere più pesante, fatto di dense saturazioni, loop opprimenti e suoni granulari che culminano nella sinistra ipnosi di “Shadows / Waltz”.
Seguendo l’impostazione concettuale del lavoro, si direbbe che, dopo il limpido incipit dedicato all’oggetto del ricordo, questo sia il momento dell’assenza, dell’amnesia che genera spettri angosciosi. La nostalgia immortalata da Marsen Jules non è dunque un languido abbandono al ricordo, quanto piuttosto una sensazione stridente, popolata da fantasmi, materializzati da un ampio utilizzo di drone e riverberi, che conferiscono alle sue composizioni un’aura di austerità e una “dimensione sonora” estremamente ampia.
Il terzo mo(vi)mento getta invece un raggio di luce attraverso gli spazi da cattedrale gotica costruiti nel cuore del disco: fin da “Sweet Sweet Longing”, la cupezza dei brani precedenti comincia a sciogliersi, lasciando maggiore spazio alle parti cameristiche, che dischiudono il sogno acustico e nebbioso di “Kundera’s Dream”, prima di ritrovare il ricordo perduto nella luminosa sinfonia finale “Sleep My Brother, Sleep”.

Concluso così il ciclo dei vari passaggi della memoria, “Nostalgia” appare un’opera nel suo complesso compiuta, che riesce con successo nell’intento di suscitare in musica le suggestioni di una narrazione niente affatto scontata e, soprattutto, eseguita senza facili cedimenti al sentimentalismo. Coniugando rigore elettronico e spunti acustico-orchestrali, Juhls ha confezionato un nuovo tassello di quell’ambient music tedesca caratterizzata e riconoscibile (Klimek, Bersarin Quartett, Jumpel), della quale Juhls rappresenta non a caso uno degli esponenti dotati di maggior talento.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 23 giugno 2011 da in recensioni 2011.
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