music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Dead To Me

GIRLS NAMES – Dead To Me
(Slumberland, 2011)

A riprova di quanto sterili siano oggi (ancora più del solito…) le contrapposizioni tra presunte “scene” musicali geograficamente delimitabili, certi suoni caratterizzanti la wave e il pop chitarristico britannico sono tornati in auge soprattutto oltreoceano, incontrando il gusto di ampie fette del pubblico musicale indipendente.
A fronte di band quali Pains Of Being Pure At Heart, Crystal Stilts e dei tanti nomi gravitanti intorno all’etichetta Captured Tracks, minore propensione al recupero e rinnovamento di quella temperie artistica è stata dimostrata nella vecchia Europa e, in particolare, nel Regno Unito.

Desta così una strana meraviglia scoprire che dietro il freschissimo debutto “Dead To Me” vi sia in realtà un terzetto proveniente da Belfast che, dopo una serie di singoli su vinile (e, a sua volta, un passaggio su Captured Tracks), ha raccolto in un album vero e proprio dieci pezzi di scorrevolissimo e incandescente noise-pop, parimenti contaminato da esperienze eighties britanniche e sensibilità indie attuale, oltre che caratterizzato da una scatenata indole pop, espressa in canzoni al fulmicotone, concentrate entro una durata media inferiore ai tre minuti.
Dieci brani in ventotto minuti è infatti il ruolino di marcia tenuto dai Girls Names, in un disco che coniuga con grande equilibrio urgenza espressiva e spiccata sensibilità melodica in fedeltà medio-bassa.

Fin dall’iniziale “Lawrence” è evidente l’assalto di chitarre distorte e ritmiche secche e pulsanti, che danno luogo a una declinazione garage-pop solare e scanzonata, che connoterà tutto l’album, a dispetto del suo stesso titolo e di quelli di molti dei brani, che evocano piuttosto lacrime, morti e sepolture. Eppure, qualche sfumatura tenebrosa non manca, particolarmente sensibile nelle linee di basso e nel modo in cui vengono modulati i riverberi chitarristici e nella stessa timbrica profonda ed eterea del frontman Cathal Cully (ascoltare per credere la decadente “No More Words” e il trascinante brano conclusivo “Séance On A Wet Afternoon”, senza dubbio il più riuscito del lotto).
Di contro, “Dead To Me” presenta anche un volto più sereno e persino sognante, seppur saldamente legato a un’impronta sonica alla quale la band non rinuncia in nessun pezzo; da tale strana fusione prendono forma sferraglianti brani di un surf-punk distorto da “Pulp Fiction” (“When You Cry”, “Nothing More To Say”) e fulminanti miniature noise-pop – con ideali retroterra tanto nelle cartoline pop degli Orange Juice quanto nel sound da college-radio anni 90 – temperate e rese estremamente fluide dal fatto di essere pur sempre incentrate sulle melodie piuttosto che sul solo impatto di un suono granitico, talvolta assai abrasivo (“I Lose”, “Bury Me”).

È proprio questa la forza di album breve ma intensissimo, che travolge e coinvolge con spirito post-punk e cattura con canzoni che entrano in circolo con estrema facilità, adempiendo in pieno l’essenza e la missione di ogni disco pop che si rispetti, quali che ne siano ingredienti e ipotetici riferimenti. E con la sua miscela di suoni e melodie, il sapore agrodolce e i ritmi incalzanti, “Dead To Me” può essere il disco pop perfetto per una mezz’ora scarsa di sano divertimento estivo, e non solo.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 giugno 2011 da in recensioni 2011.
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