music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Cold.

BE FOREST – Cold.
(We Were Never Being Boring, 2011)

Se è ormai indubitabile che il recente revivalismo di suoni wave e dark stia prendendo piede in particolare oltreoceano, va smentita con forza la convinzione che sia appannaggio esclusivo o quasi di etichette quali la Captured Tracks, che pure sta facendo un egregio lavoro caratterizzando in maniera molto netta il profilo delle sue produzioni.
La felice riscoperta del lato più oscuro di quegli anni 80 (e inizio 90) finora celebrati soprattutto per i loro aspetti più effimeri ed edonistici trova invece terreno fertile persino laddove nemmeno quella temperie artistica di ormai oltre due decenni fa aveva attecchito più di tanto.

Desta dunque una piacevole sorpresa scoprire una giovanissima band italiana proporre la propria credibile rielaborazione di sonorità tenebrose e pulsanti, che coniugano classicismo dark con melodie eteree e riverberi shoegaze. Si tratta di un terzetto pesarese che fin dal nome prescelto riecheggia i Cure e che viene portato al debutto dall’etichetta di Alessandro Paderno, We Were Never Being Boring, solitamente specializzata in tutto ciò che ruota intorno all’indie-pop ma stavolta acutissima a cogliere al volo la proposta di Costanza, Erica e Nicola, che in mezz’ora di musica concentrano un suggestivo mix di atmosfere fosche, cantato celestiale e incedere ritmico marziale.
È così che si presenta “Cold.”, prima con un breve intro strumentale a metà tra Joy Division e Stone Roses e subito dopo con l’uniforme drumming di Nicola che in “Wild Brain” sostiene cascate di riverberi e la voce eterea di Costanza, che aggiunge un tocco sognante a melodie scorrevoli e verticalismi goticheggianti.

Oltre alla buona personalità della band pesarese, quello che impressiona lungo le agili tracce del lavoro è la duttilità dei suoi tre componenti nel rifuggire da banali emulazioni, combinando ipotetici riferimenti di volta in volta diversi e, soprattutto, non così comunemente riscontrabili nelle ormai tante esperienze analoghe di questi tempi. Chi ama cimentarsi nel gioco dei facili riferimenti impiegherà un attimo a tirar fuori dal cilindro i Cure e i Cocteau Twins (in particolare per la soffice melodia di “Dust”), mentre forse non tutti ripenseranno ai Pale Saints di “The Comforts Of Madness” per l’accostamento tra battiti incalzanti e continui rilanci armonici di “Buck & Crow” o ai My Bloody Valentine prima maniera per l’estrema coesione tra feedback, atmosfere e cantato dell’ottima “Your Specters”.
Da rimarcare, poi, la capacità dei Be Forest di conformare buona parte dei brani secondo modulazioni diversi: basti prendere, tra tutti, “Florence”, dal cui incipit profondamente dark e serrato si sviluppa il pezzo dal passo pop più diretto dell’intero lotto.

Leggermente meno convincenti, invece, i passaggi nei quali il terzetto tende a eccedere nei giochi di riverberi e nelle frammentazioni ritmiche (“Thrill”), oppure ispessisce le proprie trame chitarristiche disperdendo in parte le proprie potenzialità melodiche (la conclusiva “Screaming Prayers”).
“Cold.” resta comunque un debutto incoraggiante per una band dalle potenzialità e dal respiro espressivo senz’altro ben più ampie rispetto all’asfittico mondo indipendente italiano. L’itinerario nella foresta dei tre giovani marchigiani è appena agli inizi; dai suoi seguiti è dunque lecito attendersi nuove scoperte, al tempo stesso angoscianti e carezzevoli.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 12 luglio 2011 da in recensioni 2011.
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