music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Passing Mt. Satu

solander_passing_mt_satuSOLANDER – Passing Mt. Satu
(Tenderversion, 2011)

Solander è la sigla sotto la quale ha attestato la propria attività l’outsider della scena underground di Malmö Fredrik Karlsson, musicista e cantautore che si circonda di vari collaboratori, dopo aver a sua volta preso parte a varie altre band locali, tra le quali Fredrik, Vit Päls e Band In Box.
Da qualche anno, l’originaria idea di indie-rock di Karlsson si è gradualmente trasformata in quella di un ricercato folk-pop cameristico, che ha cominciato a dare frutti prima in un paio di Ep e quindi nel debutto “Since We Are Piegons”, licenziato nel 2009 dalla valida etichetta svedese Tenderversion, la stessa che adesso tiene a battesimo anche questo nuovo lavoro d(e)i Solander.

In “Passing Mt. Satu”, infatti, Solander si presenta(no) come un terzetto, con la violoncellista Anja Linna e le percussioni di Mikael Persson a completare la line-up e, soprattutto, a conferire ulteriore respiro alle note acustiche e alla voce cristallina di Karlsson. Ne risultano, di conseguenza, accentuati i profili chamber-folk delle sue canzoni, che adesso coniugano l’incantato spleen post-adolescenziale dei testi con partiture più romantiche e vivaci.
Dopo il breve strumentale, che introduce il lavoro, la solitaria ascesa del fantomatico monte Satu (?) da parte di Karlsson si presenta infatti come un equilibrato connubio di romanticismo, minimalismo acustico ed endemica nostalgia di fondo. È già sufficiente prestare attenzione ai testi delle successive “Generations Lost” e “Flight” (“it is pretty clear, we’re going to drown”, “everyone on this earth dies alone, and so will we”) per percepire il mood del disco, che pure, grazie alla levità degli arrangiamenti e alla fluidità melodica di gran parte dei brani, si mantiene ben lungi da un uniforme umor nero, virando piuttosto sull’accettazione tutto sommato serena di una condizione dello spirito riconosciuta come funzionale alla stessa creazione artistica (“writing songs about love, writing songs about hate” recita la conclusiva “Huckleberry Finn”).

Il tono complessivo del disco è dunque in prevalenza quello di una frizzante primavera nordica, costellato com’è da gentili note di chitarra e banjo, alternanza di cadenze sbarazzine e più compassate e accenni cameristici, in funzione non di semplice complemento delle canzoni, ma elevati a costituire autonomamente crescendo o lunghi intro, come in particolare quello di “Flod”, nel quale sembra addirittura di respirare l’aria tiepida e selvaggia dei notturni dei Balmorhea.
Ma l’essenza espressiva di Karlsson e soci risiede sempre nei bozzetti chamber-folk dalle tinte pastello, che disegnano scenari di un intimismo ovattato, ma niente affatto monocorde né tanto meno depressivo, alternati a canzoni dalla forma pop più pronunciata e dai tempi più rapidi, nelle quali le ritmiche e gli archi costruiscono e sciolgono una tensione sottile, in prevalenza votata a un sereno raccoglimento (“The Garden” e “Book Of Advice”).

Di contro, i sentori di rugiada e il lirismo arioso del terzetto si esprimono in tutta la loro fugace bellezza nei brani più riflessivi del lavoro, quali – oltre alla citata “Flod” – la delicata “Tuuli”, incentrata quasi solo su banjo e vibrafono, e soprattutto “Follow”, il cui sentito lirismo, unito alla voce esulcerata di Karlsson, arriva a sfiorare le indimenticabili miniature chamber-folk dei Sodastream.

È tuttavia l’intero complesso di “Passing Mt. Satu” a rivelarsi una declinazione equilibrata e organica di un indie-folk da cameretta che non si accontenta più di restare confinato in spazi espressivi angusti ma abbraccia ulteriori elementi espressivi, senza per questo smarrire la propria identità. Fredrik Karlsson ha deciso di compiere questo passo, e il risultato prodotto dall’incontro tra la sua malinconica vena pop e gli arrangiamenti dei suoi collaboratori di turno merita dunque di essere pienamente apprezzato.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 20 agosto 2011 da in recensioni 2011.
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