music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Villa Venus

VILLA VENUS – Villa Venus E.P.
(Self Released, 2011)

Quattro artisti di estrazione diversa, capeggiati da un musicista non proprio alle prime armi, eppure con tanta voglia di rimettersi in gioco, con un nuovo nome e un nuovo profilo stilistico, tanto da distribuire in download gratuito tramite l’ormai irrinunciabile Bandcamp i primi frutti della collaborazione con i suoi nuovi compagni d’avventura. Queste le premesse della band newyorkese Villa Venus, nata dall’iniziativa del cantante e chitarrista Jeff Ciprioni (già metà del duo elettronico The Metric Mile), che ha incontrato per caso su una lista di annunci per musicisti l’altro chitarrista Mike Zorilla, coinvolgendo poi nel progetto la compagna Beth Ann Coulton, neofita del basso, e il batterista Ian Vidaurre.

In particolare, Ciprioni racconta di aver sentito l’esigenza di un rapporto più tangibile con altri musicisti e di una organica dimensione live, insomma, qualcosa di ben diverso da quanto sperimentato con la scrittura al computer, lo scambio di file e le esibizioni al laptop del suo precedente progetto.

I Villa Venus nascono dunque con un’impostazione più canonicamente indie-rock, sulla quale la band lavora per sottrazione e per rallentamenti, fino ad attestarsi su uno stile morbido e sognante, che lambisce territori slow-core e dream-pop, rivivificando reminiscenze dei vari Galaxie 500, Low e Felt, ma con un piglio vaporoso e una sensibilità melodica assimilabili piuttosto, rispettivamente, ai primi Clientele e ai Mojave 3.

Niente di particolarmente rivoluzionario, si direbbe, poiché non deve certo destare particolare meraviglia la coniugazione di riferimenti stilistici legati tanto alla storia del rock alternativo americano degli ultimi due decenni quanto alla tradizione pop britannica. Eppure, sono sufficienti le prime note di “Slow Collapse” a introdurre da subito in un mondo di malinconie uggiose e dolci, di latenti tensioni e abbracci soffici, dai quali lasciarsi cullare in trasognato abbandono.

Le cadenze rallentate e il timbro vocale di Ciprioni (di una delicatezza tale da avvicinare Neil Halstead) si adattano poi alla perfezione all’alternanza di corde emozionali toccate dai pezzi contenuti nel breve Ep che, dopo l’avvincente brano iniziale, trasporta sempre più in una dimensione pacata e accogliente, prima con le nebbiose lentezze acustiche di “Don’t Come Home”, poi con le melodie incorporee e la candida morbidezza di “Like Drowning” e infine con le cadenze più sensibili che puntellano le fluide derive mentali di “Currents”.

Il quinto brano dell’Ep (bonus track per i primi download) è una cover dei Lemonheads, legata alla prima estemporanea esibizione dal vivo della band e perfettamente rappresentativa della sua cifra stilistica, poiché dell’originale offre un’esecuzione assai fedele, benché rallentata fino a renderla sonnolenta.

Se queste sono le premesse, non c’è che da attendersi qualcosa di buono dalle prossime produzioni dei Villa Venus, sperando di poterli vedere prima o poi realizzare un album vero e proprio. Intanto, il loro Ep digitale è di quelli che si stagliano con decisione nel mare magnum dell’offerta gratuita di musica sulla rete, lasciandosi amare sempre più ad ogni nuovo ascolto, con la dolce melanconia di un abbraccio tanto confortevole che si vorrebbe infinito.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 21 agosto 2011 da in recensioni 2011.
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