music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Same Figure (Leaving)

THE DRIFTWOOD MANOR – The Same Figure (Leaving)
(Rusted Rail, 2011)

A un anno di distanza dal gustoso aperitivo sotto forma dell’Ep “Holy Ghost”, il progetto guidato dal cantautore e polistrumentista irlandese Eddie Keenan torna con un conciso album dalla durata di poco più di mezz’ora, come di consueto per i tipi della connazionale Rusted Rail, etichetta che si sta sempre più caratterizzando per le sue peculiari ricerche avant-folk, ma anche per aver coagulato intorno a sé un collettivo di artisti tra i quali intercorrono fitte e produttive collaborazioni.

Osservato proprio da quest’ultimo punto di vista “The Same Figure (Leaving)” può ben candidarsi a perfetta sintesi di quanto artisti quali Keenan e David Colohan (qui presente con voce, fisarmonica e banjo) stanno realizzando nella ricerca di un ponte che unisca le componenti più arcane della tradizione folk delle isole britanniche con una contemporaneità vagamente psichedelica, ancorché depurata da eccessi avanguardisti a bella posta.

Presente e passato remoto non sono, a ben vedere, poi così distanti nella musica di The Driftwood Manor, accomunati da un’analoga tensione al mistero e a un misticismo che, nelle iterazioni acustiche e negli arrangiamenti polverosi e obliqui, trova una linea di continuità atemporale, adesso ulteriormente impreziosita dall’accresciuta sensibilità melodica di Keenan.

Infatti, benché lungo le nove tracce di “The Same Figure (Leaving)” non manchino accenni di torsioni psichedeliche o rumoriste (in particolare nella parte centrale dell’album: “Words Caught In Ruins” e “Each Day Has Bettered Me None”), sorprende quasi la lieve fluidità di gran parte dei brani, canzoni di breve durata, rifinite con intarsi acustici, oscillazioni chitarristiche ed effetti orientaleggianti, che si snodano sinuose come le gentili melodie bucoliche delineate dalle voci serafiche di Keenan e Colohan e da quella della dolce Anna Marie Hynes.

Nascono così ballate in miniatura, danze rituali e polverose, plasmate di volta in volta da limpidi puntelli di chitarra o banjo e dai richiami ancestrali di fisarmonica e violino. Mai così fluide e, in apparenza, “facili”, canzoni come “You Have Mapped The Pathways”, “On The Corner Of Athlone” e “That Lasting Final Hurt” distillano in pochi minuti e attraverso un songwriting lineare i ben più lunghi viaggi a ritroso nel tempo tanto cari a band e collettivi affini (quali Agitated Radio Pilot e gli stessi The Magickal Folk Of The Faraway Tree).

La maggior immediatezza complessiva di “The Same Figure (Leaving)” non implica tuttavia rinuncia ai caratteri tipici dell’avant-folk anglo-irlandese, invece riscontrabili nelle citate brevi fughe psichedelico-rumoriste, ma anche nell’incanto contemplativo di “Blackbirds Are Screaming”, vivacizzata solo da poche note di banjo, che materializza alla perfezione quel senso di assenza e di indistinta solitudine al quale il disco è improntato fin dal titolo.

Nella sua concisione, l’album risulta dunque una sorta di ideale compendio di una scena artistica periferica e scarsamente esplorata, ma che proprio in Eddie Keenan potrebbe trovare l’interprete in grado di farla uscire dalla dimensione di nicchia nella quale appare irrimediabilmente confinata.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2011 da in recensioni 2011.
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