music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

I Lived In Trees

MARK FRY/THE A. LORDS – I Lived In Trees
(Second Language, 2011)

When I was a boy
I lived in trees
Hidden in the leaves
Looking down on my world
Dreaming down on my world

Tra i numerosi talenti di Glen Johnson, deve esserci certamente quello di “riesumare” artisti finiti nell’ombra o ritiratisi dalle scene da tempo immemore: era il 2002, quando, in un pezzo di “Writers Without Homes”, tornava a fare capolino la voce di Vashti Bunyan, a oltre trent’anni dal suo “Just Another Diamond Day”.

Adesso, in vece di co-responsabile dell’etichetta Second Language, Johnson sembra volersi sbizzarrire in simili operazioni, visto che, a pochi mesi dallo splendido “Songbox” di Pete Astor – artista parco e discontinuo ma invero mai del tutto inattivo – la label ormai impostasi per cura delle confezioni e raffinatezza delle scelte musicali ospita adesso i frutti dell’incontro tra gli A. Lords e Mark Fry.

Se i primi altri non sono se Michael Tanner aka Plinth e Nicholas Palmer aka Directorsound, quello di Fry è un nome che oggi sarà sconosciuto ai più, ma che è oggetto di un culto ormai quasi quarantennale in seguito a un solo, unico album, curiosamente pubblicato in Italia nel lontano 1972. La storia (o la leggenda) che circonda quel disco di culto vuole che Fry, proveniente da una famiglia di artisti di Bristol e all’epoca studente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, sia stato presentato al produttore Vincenzo Micocci che, colpito dalle sue canzoni, lo abbia messo nelle condizioni di incidere un disco tramite una sussidiaria della RCA e in seguito di supportare dal vivo Lucio Dalla. Prima ancora che il disco venisse pubblicato, Fry tornò in patria, dove continuò a suonare con vari musicisti ma senza più realizzare un album a proprio nome. Intanto, nel corso degli anni, intorno a quello strano album intitolato “Dreaming With Alice” si creava un piccolo culto di appassionati, e collezionisti, che ne ha visto delle copie vendute per oltre duemila sterline, l’inclusione tra i venti album più importanti dell’acid-folk secondo il Record’s Collector e un diffuso apprezzamento da parte di critici e musicisti, tra i quali Kieran Hebden e Colleen.

Nel 2008 – “appena” trentasei anni dopo quel gioiello nascosto – Fry è ritornato sulle scene con quindici canzoni a proprio nome, raccolte in un disco intitolato “Shooting The Moon”, mentre il resto è storia di oggi, a partire dall’incontro con Glen Johnson, il quale descrive l’ormai sessantenne Fry innanzitutto come un ottimo compagno di bevute (!).

Quale che sia la reale genesi di “I Lived In Trees”, le sue nove tracce disegnano bozzetti bucolici assolutamente fuori dal tempo, nei quali l’involontario maestro si incontra con più giovani epigoni, aggiungendo alle loro composizioni afasiche un songwriting ancora visionario, nonostante abbia confinato nella sfera dei ricordi i sogni di Alice e tenda piuttosto ad abbandonarsi a una dimensione che da ascetica diventa intima e da visionaria contemplativa.

La collaborazione tra gli artisti coinvolti ha avuto natura incrementale, con Fry che si è incaricato di scrivere i testi e di aggiungere le parti vocali alla musica composta da Tanner e Palmer, tutta intesa a riprodurre le sensazioni paniche di una completa immersione nella natura e nei suoi suoni, compresi il fruscio delle fronde e il canto degli uccelli, che affiancano le texture, ricche ma delicatissime, create attraverso l’impiego di un’ampia strumentazione, che va dai flauti all’arpa, dal pianoforte alla fisarmonica fino al mellotron.

Zufoli e arpeggi narcolettici introducono da subito nella temperie di un’Arcadia vagheggiata, mentre melodie limpide e serafiche dischiudono un sogno ad occhi aperti, distesi sull’erba fresca della brughiera, mentre un menestrello senza età narra metafore naturalistiche, impregnate di una malinconica rugiada autunnale.

La magia e il mistero di “I Lived In Trees” rispolvera l’aura trasognata del giovane Fry dai capelli fluenti, riportandola tuttavia all’attualità di un artista dallo spirito immutato ma che, in coerenza col tempo trascorso, dosa sapientemente il suo timbro vocale più denso e basso, adattandolo ai movimenti aggraziati e assai lenti delle composizioni dei due più giovani musicisti. Dallo stillicidio di note della title track iniziale al sonnolento intimismo della prima parte di “All Day Long”, passando per il minimalismo vittoriano di “We All Fall Down” (che potrebbe persino far pensare ai Montgolfier Brothers) e per l’acido disincanto di “Even The Sky”, l’album è tutto un susseguirsi di pregevoli cammei, miniature in movimento lento e vagamente angoscioso, quasi a far da contrappunto con l’estatica quiete campestre della maggior parte dei brani.

In “I Lived In Trees” non mancano, comunque, torsioni più impervie, come nel caso dell’intermezzo di sibili e note decostruite di “We All Fall Down”, ma nemmeno aperture romantiche e, in un certo senso, pop, quale quella della deliziosa “Ruins Of Stone”, che compendia in poco più di due minuti sognante fluidità melodica e descrizione malinconica delle rovine di un mondo sparito.

A essere viva e presente, ma soltanto trasformata, è invece la classe di un artista davvero singolare, che nella collaborazione con musicisti solitamente impegnati su altri fronti ha trovato una dimensione nuova, credibile e ben distante dalla mera ripetizione di un se stesso ormai perso nella notte dei tempi. Merito di chi ha permesso l’incontro e reso possibile la pubblicazione del disco: Alice è rimasta nel suo Paese delle meraviglie, mentre Mark Fry è stato fortunatamente scovato dal suo nascondiglio tra gli alberi.

PS: l’artwork del disco, realizzato in edizione a fisarmonica in otto pannelli, è stato curato dal disegnatore Iker Spozio; mentre le copie riservate ai sottoscrittori dell’etichetta includono un cd-r 3” con altri tredici minuti di musica registrata tra Normandia e Dorset, oltre a una bustina contenente semi di sorbo…perché gli alberi non siano solo figurati, ma reali.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 ottobre 2011 da in recensioni 2011.
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