music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Italian

MY EDUCATION – Italian
(Thirty Ghosts, 2005)

“Una parte di cacofonia space-rock, una di destrutturazione sonica punk-rock, e una di cattivi viaggi ambientali”: sono questi gli ingredienti dell’ibrido cocktail sonoro chiamato My Education, così come enunciati dalla band nella pagina d’ingresso del suo sito. La miscela sembra complessa e anche piuttosto intrigante, ma alla prova dei fatti risulta piuttosto nota e già ben collaudata in molte produzioni degli ultimi anni.

Il sestetto originario di Austin, giunto con questo “Italian” al secondo album in sei anni – dopo l’autoprodotto “5 Popes” del 2001 – si colloca infatti nell’ideale solco tracciato da gruppi quali Godspeed You! Black Emperor e i concittadini Explosions In The Sky, presentando un lavoro lungo (oltre un’ora di durata) e complesso, come nella ormai consolidata tradizione di quel post-rock che intreccia momenti di romanticismo orchestrale a impennate emotive decisamente rumorose.

Lo si capisce subito con l’ascolto dell’introduttiva “Snake In The Grass”, le cui ambientazioni altamente emotive non possono non rimandare ai ben noti canovacci del post-rock apocalittico; tuttavia, fin da questo brano, si intuisce anche una certa inversione di alcuni dei canoni del genere, poiché l’andamento della traccia non è il classico inizio lieve e romantico che prelude all’esplosione finale. I My Education presentano infatti, in questo come in altri episodi di “Italian”, una notevole varietà compositiva ed emotiva, raggiunta attraverso l’alternanza e la giustapposizione, all’interno del medesimo brano, di vorticosi passaggi chitarristici e altri più orchestrali, dominati dagli archi, come quello che rappresenta proprio il fulcro del brano d’apertura. Se questo schema sembra in parte seguito in alcune delle nove tracce dell’album, l’attento ascolto delle stesse denota una pluralità di soluzioni in grado di travalicare – o per lo meno allargare – gli ormai angusti confini delle composizioni di post-rock strumentale.

Così, l’ottima “Plans A Through B” presenta un lento incedere percussivo, intorno al quale ruotano distorsioni chitarristiche, archi e perfino un organo, mentre “Thanksgiving” e “Texas Style” riescono a diradare il non agevole registro espressivo della band, attraverso accordi di liquide chitarre, che si rincorrono disegnando arabeschi sonori che rimandano a tratti ai primi Tristeza, evocando più cieli limpidi che non cupa oppressione apocalittica. In questi passaggi, come anche nella classicheggiante “Puppy Love”, nella quale il pianoforte assurge a strumento guida, persino i momenti emotivamente più intensi perdono gradualmente le loro componenti drammatiche, acquistando invece toni elegiaci ben più vicini agli Explosions In The Sky di “The Earth Is Not A Cold Dead Place” che non a band dall’impatto sonoro più schiettamente aggressivo, quali ad esempio i giapponesi Mono.

Le diverse esperienze di alcuni dei componenti della band (alcuni dei quali sono anche membri di Stars Of The Lid) si distinguono poi nei due interludi ambientali “(Polyphonic Walnuts)” e “( )”, momenti di quiete dilatata tra le tempeste emotive delle quali l’album è ricco, mentre altrove (“Dirty Hands” e soprattutto “Green Arrow”) aperture liriche orchestrali segnate dal suono del pianoforte si alternano a muri di chitarre tali da giustificare l'”ingrediente” space-rock.

Benché le strutture di molte delle composizioni in esso comprese ricordino da presso quelle di Godspeed You! Black Emperor ed Explosions In The Sky, in “Italian” si scorge un approccio volutamente aspro e privo di eccessive cure formali, nella sua varietà, sufficiente a sottrarre i My Education dal novero dei tanti meri seguaci di uno stile creato e già ampiamente sperimentato da altri. Certo, la band texana non aggiunge alcunché di radicalmente “nuovo” nell’ambito musicale all’interno del quale si colloca, ma proprio il suo approccio, senza dubbio genuino, dimostra una sensibilità compositiva tale da rendere “Italian” almeno di gradevole ascolto, seppure consigliabile esclusivamente agli appassionati completisti del genere.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 18 febbraio 2005 da in recensioni 2005.
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