music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Disaffected

PIANO MAGIC _ Disaffected
(Green Ufos, 2005)

Glen Johnson sta senza dubbio attraversando un periodo molto prolifico con i suoi Piano Magic, avendo pubblicato, con questo “Disaffected”, due album e due corposi Ep nel giro di appena quindici mesi. Tale frenetica attività, corredata dall’abituale vorticosa ricerca di collaborazioni nuove e spesso insolite lo ha condotto ancora una volta a produzioni decisamente eterogenee – anche al loro stesso interno – seppure unite dal comune denominatore di una scrittura elegante e dalle radici fondamentalmente pop, ma al tempo stesso evocativa di atmosfere avvolgenti e non proprio rassicuranti, che sono valse alla musica di Piano Magic il conio della definizione, invero piuttosto calzante, di “ghost-rock”. Così, dopo le digressioni vicine alla psichedelia anni 70 di “Saint Marie Ep” e la glaciale e minimale elettronica dell’altro più recente Ep “Open Cast Heart”, Johnson, ancora affiancato dalla cantante Angéle David-Guillou (Klima), riprende l’impronta dello splendido e forse ineguagliabile “The Troubled Sleep Of Piano Magic” in un nuovo lavoro vario e multiforme, che occhieggia al pop in maniera netta come mai era avvenuto in tutta la sua ormai lunga carriera.

La vocazione spettrale delle composizioni di Johnson, che qui si manifesta solo a tratti, è evidente già nel brano di apertura “You Can Hear The Room”, costruito su una percussione secca e ossessiva, calata su una liquida struttura sonora di sintetizzatori, che creano un’atmosfera inquietante e desolata, squarciata poi solo dall’irrompere repentino delle chitarre, che trasportano il finale del brano verso territori quasi goticheggianti o comunque reminiscenti i primi Cure e certa oscura new wave degli anni 80. Una trama simile connota anche “Love & Music”, accattivante popsong che, muovendo da un’ariosa melodia chitarristica, passa in rassegna con ritmo minimale e sincopato i due elementi essenziali della vita di Johnson (e di chiunque viva la musica come emozione), per essere poi decostruita ancora dall’impennarsi distorto e sinistro del finale.

Non si deve con ciò pensare che le dieci composizioni racchiuse in questo “Disaffected” seguano tutte uno schema predefinito, cosa impossibile per un gruppo che negli anni ha fatto della poliedricità la sua caratteristica principale; anzi, i brani dell’album vanno analizzati singolarmente o al massimo per coppie, avendo in comune soltanto l’idea di un suono etereo e fondamentalmente malinconico, esplicantesi però in chiavi estetiche anche molto diverse tra loro.
Così, “Night Of The Hunter” è un’altra popsong dal ritmo quanto mai incalzante, ma non per questo meno oscura, con il suo truce testo, le sue chitarre claustrofobiche – anche qui alquanto gotiche – e l’inquietante finale con tetri latrati in lontananza. “Theory Of Ghosts” presenta una struttura costruita sul dialogo tra una base elettronica e una lenta e delicata melodia di chitarra, sulla quale la voce di Johnson si riduce a un parlato biascicato piuttosto che declamante, rivestendo il brano di un aspetto forse meno aspro, ma comunque prossimo a quello degli Arab Strap di “Philophobia”. Fantasmi continuano poi ad aleggiare in “Your Ghost”, intensa ballata ricca dei pregevoli spunti melodici che, uniti alla solita atmosfera di base avvolgente, recano il timbro musicale di tutta la produzione Piano Magic, come anche “The Nostalgist” (quasi un outtake da “The Troubled Sleep”), che risulta senza dubbio il brano più denso dell’intero lavoro e quello dal quale meglio promana il sempre latente sentimento di delicata sofferenza, qui espresso attraverso l’intreccio tra cantato sommesso, chitarre malinconiche e una ritmica sorda e monotona.

Sono simili episodi, come in parte quelli culminanti in chitarre impetuose e ritmiche vivaci, a far accostare la produzione del gruppo a quella dei Low, con i quali vi è sicuramente una consonanza nel mood e nell’approccio compassato ed elegante alla composizione, seppure qui connotato da una sensibilità musicale tutta britannica, influenzata com’è da almeno un paio di decenni di wave d’oltremanica.

A fornire ulteriore eterogeneità al lavoro contribuiscono poi due brani essenziali, imperniati solo su chitarra e voce, e due dalla decisa impronta elettronica. “I Must Leave London” e la conclusiva “You Can Never Get Lost (When You’ve Nowhere To Go)” presentano entrambi una trama semplice e scarna, un suono cristallino e tipicamente inglese e un cantato pacatamente malinconico: tali elementi creano, nel primo caso, un’atmosfera poetica e decadente e si ammantano, nel secondo, di un’aura liquida e romantica, che regala una sensazione di lieve serenità destinata a perdurare anche oltre la fine dell’ascolto dell’album.

Sorprendono, infine, per struttura e ispirazione, i due brani elettronici dell’album, nei quali permangono ben poche tracce del compassato minimalismo dell’Ep “Open Cast Heart”: “Deleted Scenes” mostra infatti Johnson intento a un cantato monocorde su un beat iterativo di percussioni sintetiche che sembrano prese di peso da qualche brano da discoteca degli anni 80, tanto da far pensare addirittura alle primitive intersezioni tra elettronica e pop di Depeche Mode e New Order. La complessa title-track “Disaffected” presenta poi una base liquida, il cui beat sembra una rielaborazione nientemeno che di “Trans Europe Express” dei Kraftwerk, qui inserita in un contesto romantico e al tempo stesso decadente, impreziosito dalla splendida voce della David-Guillou (forse troppo poco valorizzata nel complesso del lavoro). Su questa struttura si innesta pian piano a far da contrappunto, quasi inaspettata, una chitarra, che a un certo punto sembra prendere il sopravvento e placare l’enfasi ritmica in un finale tutto acustico; ma proprio allora il brano prosegue con oltre tre minuti di irresistibile elettronica danzereccia anni 80, rivista alla luce della consueta eleganza compositiva e depurata quindi di qualsiasi possibile elemento grossolano o ridondante.

In definitiva, questo ottavo album di Piano Magic, racchiudendo in sé quasi tutti gli elementi della loro passata produzione, ne conferma senza dubbio la vocazione teleologica alla ricerca di un suono elegante, rivolto senza remore alla riscoperta e reinterpretazione di quanto di meglio offerto dalla new wave degli anni 80 e 90. Ma la non comune maestria del gruppo risiede nella sensibilità dimostrata nel compimento di tale operazione, nella raffinata attenzione ai particolari, nel songwriting denso ed emozionante e, soprattutto, nella capacità di dar vita a un suono fuori dal tempo, senza con ciò cadere nell’anacronismo.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 19 maggio 2005 da in recensioni 2005.
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