music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Palmless Prayer / Mass Murder Refrain

MONO & WORLD’S END GIRLFRIEND – Palmless Prayer/Mass Murder Refrain
(Temporary Residence, 2006)

L’amore per la musica strumentale è sempre stata una qualità innata. Può piacere, o non piacere.
Le composizioni lunghe, sommesse, placide, vagamente screziate da rumori di sottofondo, mai completamente veritiere, celate in una coltre di un’oscura melodia arcana, lasciate scorrere per il loro lungo cammino triste, malinconico, pessimista. Con un’opera come quella di cui stiamo per parlare, c’è da scommettere che anche i più schivi nei confronti di questa musica, ne abbracceranno con gelosia gli scampoli e gli angoli più nascosti, non si lasceranno scappare neppure il più piccolo suono.
I Mono e World’s End Girlfriend sono, rispettivamente, una band di post-rock e un fantasioso sperimentatore elettronico, entrambi provenienti dal Giappone. La collaborazione in questione è stata composta e completata precedentemente alla registrazione dell’ultimo disco a nome Mono, il bellissimo “You Are There“. Originariamente, venne pubblicato per l’etichetta giapponese Human Highway all’alba del 2005, ma, vista la grande richiesta, la lungimirante Temporary Residence ripubblica questo disco per il piacere di tutti noi.

La coesione artistica che lega questo gruppo di ragazzi si può facilmente carpire dalle bellissime performance live che ci sanno regalare. L’anima elettronica si fonde con grande forza e passione, attraverso un processo lungo e disteso, con la componente strumentale, spigolosa, quasi disturbante.
Una musica che nasce unica, mai disomogenea, sempre unita, un indistinguibile flusso melodioso che incanta e fa sognare, come pochi sanno fare. Il consiglio che diamo è di correre a vedere un loro concerto, magari senza aver ascoltato niente, con la curiosità di scoprire qualcosa di fantastico e irrinunciabile. Purtroppo il loro tour italiano s’è svolto intorno alla metà di luglio, ma non temete, amano l’Italia, e di sicuro torneranno.

Le cinque lunghe composizioni che compongono questo lavoro (circa un’ora e un quarto di durata totale) costituiscono il commovente distillato delle spiccate potenzialità emotive già espresse dai Mono, qui enfatizzate nelle loro componenti melodiche, oltre che dalla curatissima produzione ad opera di World’s End Girlfriend, dal copioso contributo di una strumentazione classica ed orchestrale, comprensiva del pianoforte, di un sax e di un terzetto d’archi. Tale presupposto potrebbe essere di per sé sufficiente a connotare e definire l’affascinante risultato artistico raggiunto dall’opera in questione, come la riuscita esplorazione, da parte di una band post-rock dall’impatto sonoro granitico, di territori mai così prossimi alla classica contemporanea, inevitabilmente riconducibili da presso alle esperienze di Rachel’s e Godspeed You! Black Emperor. L’accostamento concettuale alle opere dell’ ensemble coagulatosi intorno alla pianista Rachel Grimes, così come quello, più strettamente musicale, ai momenti più quieti ed orchestrali del collettivo canadese è infatti immediatamente suggerito dal lento dipanarsi di “Trailer 1”, che dopo una breve intro colorata da xilofoni veloci come stelle, pone da subito in primo piano il dialogo tra gli archi, romantico e struggente, appena contornato da un ritmo impalpabile che cresce silenziosamente, con garbo, mantenendo intatta la sua tensione emotiva, che permane repressa tra sottili meandri armonici, anziché sfociare in una troppo scontata esplosione.

Anche le restanti composizioni sono costruite sulla lenta e graduale stratificazione degli strumenti, secondo un registro espressivo dalle prevalenti tinte classiche, al cui interno l’abituale suono dei Mono si dissolve con discrezione, senza mai perdersi del tutto, ma restando in definitiva un po’ sullo sfondo di composizioni dalle profonde tinte cameristiche. All’interno di queste, permane immutata la ben nota impronta post-rock della band giapponese, che però, a differenza di quanto avveniva nel recente passato, si esprime qui non attraverso flussi distorsivi e ritmiche cadenzate, ma in composizioni apparentemente compassate eppure tanto serene quanto visionarie (“Trailer 2”). Soltanto in alcuni passaggi affiora un’indole vagamente “rock” (le virgolette sono quanto mai d’obbligo), materializzata dal basso gentile di Tamaki che introduce “Trailer 3” ed i suoi diciassette minuti di emozione pura, che coniugano melodia, classicità e lavorio distorsivo (ora finalmente lasciato libero di esprimersi) come nessuno è riuscito a fare dopo i sommi Godspeed You! Black Emperor. Ma anche laddove il contributo delle chitarre risulta più accentuato, come pure nel caso di “Trailer 5”, le più accurate attenzioni artistiche della band sono poste, senza remora alcuna, sulla melodia, sulla fluidità armonica di composizioni che richiedono grande pazienza ed applicazione tanto nella loro esecuzione che fruizione. Alla compassata perizia tecnica di strutture armoniche al tempo stesso complesse e immediate, idealmente molto prossime a quelle delle ultime tracce di “You Are There”, si aggiunge poi un inedito gusto per limpide dilatazioni dalle sembianze quasi ambientali, arricchite dai cori eterei di “Trailer 4” e dall’emozionante pianoforte di Kazumasa Hashimoto, che, nelle ultime due tracce, completa in maniera mirabile le componenti “classiche” di un lavoro che non si colloca semplicemente come una parentesi rilassata del suono dei Mono, costituendone invece un completamento naturale. In tal senso, non sembra fuori luogo considerare questi cinque lunghi brani strumentali proprio come la sublimazione di quello stesso suono, necessaria per comprendere appieno l’essenza di una band che tanto ha già regalato in passato e tanto riesce a far sognare in questi momenti, davanti al suono di un violoncello che pare il vento in un giorno di tempesta, un piano che lacrima note di angoscia, un’atmosfera lontana dall’immaginazione umana.

(in collaborazione con Alessandro Biancalana, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 settembre 2006 da in recensioni 2006.
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