music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Reservations

sodastream_reservationsSODASTREAM – Reservations
(Trifekta, 2006)

Musica come passione pura ed esternazione di sentimenti autentici. È questa una locuzione invero abusata e spesso utilizzata a sproposito nel parlare di produzioni musicali contemporanee, ma che si attaglia davvero alla perfezione ai Sodastream, duo australiano formato da Karl Smith e Pete Cohen, ormai attivo da quasi un decennio e giunto, con “Reservations”, al suo quarto album, uscito finora solo sull’etichetta australiana Trifekta, ma che sarà ben presto pubblicato anche in Italia dalla sempre attenta Homesleep.

La formula musicale dei Sodastream è semplice e schietta, così come lo spirito che ne anima i testi e le composizioni, incentrate sulla ricerca di una limpida forma-canzone da chamber-pop in miniatura, costruito soltanto sull’essenzialità e la ricchezza emotiva di scarne melodie di contrabbasso e chitarra acustica, sulle quali il duo ha impostato tutta la sua carriera, dando luogo a un vero e proprio piccolo fenomeno di “culto” indipendente. A simili premesse non sfugge certamente “Reservations”, che anzi consolida il connubio armonico tra gli strumenti e la vocazione genuinamente pop di una scrittura delicata ed espressiva, in dieci brani che coniugano, alternandoli in maniera equilibrata, tutti gli elementi della musica dei Sodastream, sospesa tra una sottile malinconia e la solare gioiosità di canzoni le cui melodie entrano in circolo facilmente ma con discrezione.

È così fin dall’iniziale “Warm July”, morbido incipit costruito su poche, lente note di chitarra acustica, mirabilmente contornate dal nostalgico romanticismo del contrabbasso e di aggraziati archi in lontananza, in un crescendo graduale e cullante che immerge da subito l’ascoltatore nelle atmosfere intime e vagamente desolate di un inverno australe. Un sapore dolce-amaro permea poi tutto il lavoro, esprimendosi in picchi di moderata intensità oppure occhieggiando appena in lontananza, e conferisce sobrietà a canzoncine solari dal passo spedito ma per nulla stucchevoli (“Twin Lakes”), oppure soffonde di un’impalpabile tristezza serene ballate bucoliche che, anche per i cori e l’alternanza vocale, possono far pensare alla declinazione in chiave minimale dell’ariosa orchestralità dei migliori Belle & Sebastian (“Anti”), altresì richiamati dalla title track, disinvolta pop-song che pure presenta una notevole varietà di momenti e una struttura relativamente più articolata dal punto di vista strumentale, comprensiva anche dell’innesto di un’armonica.

Ma non è soltanto il pop, quanto piuttosto la melodia nella sua essenza, il fulcro dell’espressione artistica dei Sodastream, capaci, con la consueta grazia e semplicità, di realizzare lineari affreschi folkeggianti dai colori caldi e sfumati (“Don’t Make A Scene”, “Young And Able”) e soffuse istantanee di abbandono intimista, messe perfettamente a fuoco in “Firelines”, brano solo in apparenza immobile ma in realtà emotivamente vibrante e senza dubbio una delle vette qualitative dell’album. L’altra è invece rappresentata da “Tickets To The Fight” che, introdotta dal suono malinconico del contrabbasso, colpisce nel profondo con il suo lirismo morbido ma deciso, tale da evocare da un lato consapevole raccoglimento introspettivo, dall’altro lo strisciante struggimento di un distacco, entrambi cesellati da sonorità acustiche cristalline, coronate dal dolce cantato di Smith. La tensione di un brano di tale suggestione è poi perpetuata dal romanticismo orchestrale della successiva “Anniversary”, che sostituisce soltanto alla chitarra le note del pianoforte in un crescendo di intensità, infine allentata dalla strumentale “Michelle’s Cabin”, agile intermezzo campestre, opportunamente collocato nel cuore dell’album, proprio a spezzarne e nel contempo esaltarne i passaggi di maggiore profondità.

“Reservations” non aggiunge in realtà molto alle qualità artistiche dei Sodastream, e forse non è nemmeno il loro album migliore; tuttavia, i suoi brani ribadiscono con forza la splendida attitudine pop, la maturità di una scrittura mai banale e la misurata autenticità espressiva, elementi attraverso i quali la band riesce con naturalezza a creare canzoni semplici e sincere, dalle fresche melodie ideali per accompagnare l’aria tersa di una giornata assolata, eppure segnata dalla latente consapevolezza che anche visioni così auliche possono essere velate da una sottile coltre di gocce d’acqua, la cui origine può essere non soltanto un temporale estivo.

(pubblicato su ondarock.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2006 da in recensioni 2006.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: