music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Fading Trails

MAGNOLIA ELECTRIC CO. – Fading Trails
(Secretly Canadian, 2006)

Quasi in contemporanea con l’uscita del suo ottimo lavoro solista “Let Me Go Let Me Go Let Me Go“, l’infaticabile Jason Molina si ripresenta anche nella sua incarnazione elettrica, che trova di nuovo espressione, come ormai d’abitudine, nella formazione Magnolia Electric Co. Tuttavia, benché l’album vada collocato nel percorso artistico della band, la centralità in esso della figura di Molina, unita ad alcuni tratti comuni nell’ispirazione, induce a stabilire tra i due lavori un parallelo invero facile, ma che solo poco tempo fa sarebbe potuto apparire decisamente ardito, alla luce delle mediocri prove finora offerte da questo nuovo progetto del cantautore di Lorain, inopinatamente rivolto a un folk-blues nostalgico e fin troppo scontato.

Ebbene, esaurita l’adrenalinica sbornia elettrica di “Trials & Errors” e “What Comes After The Blues” – già peraltro in parte temperata nell’Ep “Hard To Love A Man” – Magnolia Electric Co. propongono un lavoro agile (nove brani dalla durata complessiva inferiore alla mezz’ora), dai ritrovati toni moderati ma intensi e soprattutto privo delle ridondanti asperità dei suoi predecessori. Ma non tutto è cambiato, com’è ovvio, in Magnolia Electric Co.: anche in “Fading Trails” permane infatti immutata la naturale tendenza della band verso il palese recupero di un blues elettrico dal sapore antico, qui però posto finalmente al servizio delle ben note doti cantautorali di Molina, il cui profondo lirismo, in precedenza sacrificato all’estremo tra ritmi indiavolati e chitarre sferraglianti, torna a esercitarsi in composizioni più scarne e lineari, dai contorni appena disegnati ad opera di una componente strumentale sempre molto “classica” ma stavolta per nulla invadente.

Due terzi del lavoro possono infatti ben a ragione essere considerati composti dalle abituali ballate di Molina – non poi così distanti da quelle degli ultimi album a nome Songs: Ohia – con la voce riportata in primo piano e strutture armoniche mutevoli, contrassegnate da un approccio blues ora discreto e delicato, incorniciato da una sezione ritmica asciutta, da chitarre rotonde e languide (“Don’t Fade On Me”, “Lonesome Valley”, “Talk To Me Devil, Again”), oppure gentilmente contrappuntato dal pianoforte, come nella corale miniatura (cento secondi) elettrica “Montgomery”. La forma blues permane inalterata, ma il ritmo rallenta ancora e i toni risultano ulteriormente smorzati dalle piccole e graduali impennate emotive della coinvolgente “A Little At A Time” e dall’imperturbabile fluidità di “Memphis Moon”, brano che scorre via delicato, suonato quasi in punta di dita, segnando in maniera netta l’inversione di rotta rispetto alle asprezze dei lavori precedenti, nonostante la sostanziale identità di paradigma espressivo.

La vera sorpresa e la radicale discontinuità con il recente passato sono però ancor più evidenti nel restante terzo dell’album: tre brani nei quali la band addirittura scompare, per lasciare il palcoscenico al solo Jason Molina, prima in “The Old Horizon”, oscura gemma di intimo raccoglimento, incentrata solo sull’intensità della sua voce e su poche, compassate note di pianoforte, e poi in “Spanish Moon Fall & Rise” e “Steady Now”, demo solisti di minimali ballate di chitarra e voce, dalle strutture appena più articolate rispetto a quelle delle scheletriche composizioni comprese in “Let Me Go Let Me Go Let Me Go”. E in effetti non sarebbe ingiustificato l’interrogativo circa l’opportunità dell’inclusione di questi brani nel presente lavoro anziché in quello solista di Molina; tuttavia, sta di fatto che la loro presenza in questo contesto, lo arricchisce di un ulteriore elemento di novità, finora del tutto estraneo a Magnolia Electric Co.

“Fading Trails” non raggiunge, in definitiva, livelli eccelsi, ma oltre a essere senza dubbio la miglior prova offerta da questa formazione, ha il pregio di restituire Molina, anche affiancato dalla band, a una coerenza artistica che pure nel corso della sua carriera si è misurata con diverse forme musicali e che qui riesce finalmente anche a giocare col blues, senza con ciò snaturare i caratteri delle sue collaudate qualità cantautorali.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 11 settembre 2006 da in recensioni 2006.
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