music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

And Now That I’m In Your Shadow

DAMIEN JURADO – And Now That I’m In Your Shadow
(Secretly Canadian, 2006)

Tra le principali caratteristiche affinché il percorso artistico di un moderno songwriter possa validamente perpetuarsi nel corso degli anni, accanto alla creazione di un tratto nella scrittura e nell’interpretazione, vi è senza dubbio la capacità di declinare il proprio stile secondo espressioni diverse, mettendosi in discussione per evitare di ripetere all’infinito formule cristallizzate per quanto di piacevole fruizione. Accade, dunque, soprattutto agli autori più sensibili, di avvertire talora il bisogno di rifugiarsi in un intimo isolamento, nel quale spogliarsi di qualsiasi sovrastruttura per potersi confrontare soltanto con la propria ispirazione e con la traduzione di questa in suoni e parole.
Una condizione creativa molto prossima a quella fin qui descritta anima il presupposto di questo “And Now That I’m In Your Shadow”, settimo album di Damien Jurado che, dopo due lavori in prevalenza “elettrici” e sostanzialmente riconducibili ai canoni alt-country, lo restituisce a raccolte atmosfere acustiche, non prive tuttavia di accenni più complessi e ricercati.

In coerenza con il suo titolo, “And Now That I’m In Your Shadow” racchiude tredici brani composti ed eseguiti in penombra, caratterizzati da toni sfumati e da un relativo minimalismo armonico che pure, come nello stile consolidato dell’autore, non sfocia mai in estremismi solipsistici ma anzi trova adeguata espressione nel contesto armonico e nella docile pacatezza di un cantautorato maturo, soffuso, ormai spogliato da ostentate vette passionali ma non per questo privo di pathos emotivo. Benché l’isolamento artistico qui espresso da Jurado sia facilmente assimilabile a quello del Molina acustico e solista, la sua manifestazione risulta più melodica e dimessa ma non per questo meno intensa: laddove, come da ultimo in “Let Me Go Let Me Go Let Me Go”, Molina mette a nudo l’aspra disperazione del suo animo, Jurado nella solitudine e nella dimensione acustica trova conforto a uno spleen latente, a una pacata rassegnazione, enfatizzata con dolcezza dai copiosi arrangiamenti d’archi, dall’emozione veicolata da poche note di pianoforte e dai piacevoli intrecci con la voce dell’ottima Jenna Conrad.

L’album si dipana dolcemente a partire dalla chitarrina vagamente country sorretta dalla delicatezza di un romantico tappeto d’archi di “Hoquiam”, snodandosi poi attraverso limpide ballate di voce, chitarra e pianoforte (“Denton, TX”) nelle quali accenni dell’inquietudine del precedente “On My Way To Absence” (“There Goes Your Man”) si alternano con serene composizioni di cantautorato classicamente folk (“Shannon Rhodes”, “I Am Still Here”), di una semplicità tale da rafforzare l’idea che, nella descrizione dei sentimenti, Jurado prediliga una placida maturità che un impeto artefatto o fine a se stesso. Eppure, non per questo i brani contenuti in “And Now That I’m In Your Shadow” risultano scarsamente incisivi: basti ascoltare con attenzione “I Had No Intentions” che, con il suo cantato sommesso e l’intensa melodia del pianoforte, arriva a sfiorare i livelli della migliore opera del cantautore di Seattle, “The Ghost Of David”. E poi, anche in questo album, non mancano episodi nei quali Jurado realizza ancora più articolate ambientazioni sonore, abbozzate prima nell’arrangiamento del notturno brano che dà il titolo al lavoro e poi esplicate soprattutto negli spettrali fondali dilatati di “Gasoline Drinks” e “Montesano”, nell’astrattezza dello strumentale di quasi solo piano “Survived By Her Husband” e nel cigolante battito campionato di “What Were The Chances”, che conferma il gusto dell’autore per l’evoluzione di un suono altrimenti classico.

Damien Jurado non è mai stato uno di quegli artisti cui piace apparire, né tanto meno la sua musica può riuscire a suscitare dibattiti tali da catalizzare su di lui le attenzioni di un pubblico che travalichi il novero degli amanti della canzone d’autore intima e delicata: e allora, “And Now That I’m In Your Shadow” non è se non un’ulteriore, ottima conferma della sensibilità della sua scrittura e della ricercata elaborazione di uno stile musicale molto personale e che proprio in umbratili canzoni acustiche riesce a esprimersi in maniera compiuta.

(pubblicato su ondarock.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 8 ottobre 2006 da in recensioni 2006.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: