music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Swell Season

GLEN HANSARD & MARKETA IRGLOVA – The Swell Season
(Anti, 2006)

L’incontro tra stili ed esperienze musicali in apparenza lontane tra loro è spesso in grado di produrre risultati affascinanti, se si tratta non di un mero accostamento tra generi ma di una consapevole e partecipata integrazione creativa. Questo avviene in “The Swell Season”, ben più di una semplice collaborazione estemporanea, ma un vero progetto nato dall’unione artistica di Glen Hansard, voce e chitarra della indie-rock band irlandese The Frames, e Marketa Irglova, cantante e pianista ceca di formazione spiccatamente classica.

Non vi è nulla di programmato a tavolino alla base di questo lavoro, ma solo la fortunata coincidenza cui può dar luogo solo la spontanea passione per la musica che ha inizialmente spinto i due artisti in questione a ritrovarsi e improvvisare piccole esibizioni, attraverso le quali si è sviluppata la consonanza “spirituale” del loro approccio alla musica. Dalle prove dal vivo sparse tra Repubblica Ceca, Irlanda e Stati Uniti, nonché dall’attenzione loro rivolta dal regista Jan Hrebejk (che ha affidato a Hansard e Irglova due brani per la colonna sonora del suo ultimo film “Beauty In Trouble”), è nata l’attività in studio, che ha condotto alla registrazione di quest’album, nel quale i due artisti, ormai perfettamente affiatati, sono stati affiancati da una sezione d’archi formata da Marja Tuhkanen e Bertrand Galen, a conferire ulteriori connotati classici a un lavoro il cui punto centrale è senza dubbio un romanticismo raffinato e palpitante.

È sufficiente l’ascolto dell’iniziale “This Low” per restare letteralmente incantati di fronte alla dolcezza pregna di sentimento di ballate dalle strutture essenziali, alle quali la peculiare veste sonora conferisce una grazia discreta, eppure non priva di crescendo emotivi sapientemente calibrati nell’interazione tra l’anima più propriamente orchestrale e quella folk-cantautorale, tra i campestri paesaggi irlandesi di Hansard e le latenti fascinazioni mitteleuropee evidenziate qua e là da calde note di violino (“The Swell Season”) o dal pianoforte della Irglova che in “When Your Mind’s Made Up” abbandona per un attimo la sua compunzione classica in favore di uno spedito ritmo folk. Mentre il romanticismo a profusione e l’atmosfera notturna di “This Low”, con i suoi tocchi di chitarra acustica, supportati da pianoforte e violino, si aprono alla luce evocata dal finale del brano, le tracce successive sembrano una sveglia graduale e delicata dal sogno iniziale: così, “Sleeping?” arricchisce le tenere componenti cameristiche del suono con toni via via più sofferti (“how am I supposed to live without you?”) e il pianoforte di “Falling Slowly” accompagna l’interpretazione struggente di un amore splendido quanto tormentato (“take this sinking boat and point it home, we’ve still got time”). Proprio il cantato suadente di Hansard cresce d’intensità nel corso dell’album, passando per il ritmo sostenuto di “When Your Mind’s Made Up”, fino a esplodere in un’enfasi di disperazione in “Leave”, il cui finale commosso e quasi urlato può facilmente suscitare l’accostamento con l’inconsolabile lirismo di Jeff Buckley.

L’eleganza armonica dei teneri bozzetti folk compresi in “The Swell Season” sfiora poi davvero la perfezione nei passaggi più semplici del lavoro: è il caso della melodia di pianoforte e voce e dei tocchi di violoncello di “The Moon” e soprattutto del tenerissimo bozzetto folk “Drown Out”, nel quale le due voci dialogano soavemente su un tappeto di pianoforte e note acustiche, mentre gli archi conferiscono al brano una leggiadra andatura campestre che, a dieci anni esatti da quella misconosciuta uscita, rispolvera la magia della splendida opera unica dei Cradle, progetto one-shot dell’ex-Levitation Terry Bickers. L’essenza concettuale dell’album traspare evidente in questi brani, così come nel bucolico intermezzo strumentale che ad esso dà il titolo, nel quale, sotto la guida costante del pianoforte, si fondono in un unicum delizioso echi irlandesi e folk europeo romanticamente decadente. Ed è proprio questa la forza principale dell’album, ancor più evidente se solo si raffrontano le diverse versioni di due brani qui compresi (“Falling Slowly” e “When Your Mind’s Made Up”), presenti nel nuovo album dei Frames, “The Cost”: ferme restando le buone capacità cantautorali di Hansard, non v’è dubbio di smentita nell’affermare che la veste sonora folk-acustica e gli arrangiamenti di archi e pianoforte conferiscono al suo vibrante songwriting un’ariosa intensità emotiva, inevitabilmente meno pronunciata nel contesto indie-elettrico della band.

Allora è doveroso sottolineare il contributo a questo lavoro di Marketa Irglova e lodarne le inappuntabili esecuzioni pianistiche, nonché le delicate interpretazioni vocali: non sembra infatti un caso, quanto piuttosto il giusto tributo al suo apporto artistico, che la conclusiva “Alone Apart” sia lasciata interamente alla sua voce, calda e carezzevole, che completa in maniera cullante una ballata essenziale ed evocativa, degna conclusione di un album le cui preziose caratteristiche sembrano fatte apposta per colpire nel profondo quanti, nell’ascolto di un disco, sono disposti a correre il rischio di restare con gli occhi lucidi.

(pubblicato su ondarock.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 27 novembre 2006 da in recensioni 2006.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: