music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

A Merry Christmas

L’UOMO DI VETRO – A Merry Christmas
(Autoprodotto, 2006)

L’Uomo di Vetro è una giovane band umbra inizialmente attiva dal 2004 nella classica forma di chitarra-basso-batteria, ma che ben presto ha allargato i propri orizzonti con l’innesto di una seconda chitarra, nonché tastiere, violino e campionamenti vari, intrapredendo compiutamente un percorso artistico dall’evidente ma non esclusiva matrice post-rock, attraverso il quale è giunta ad affiancare dal vivo artisti del calibro dei Giardini di Mirò e di François R. Cambuzat.

Le otto tracce comprese in “A Merry Christmas”, cd autoprodotto eppure ben curato anche nella sua veste grafica, forniscono un’ampia rappresentazione dello spettro musicale della band, che non nasconde riferimenti ai primi lavori di Giardini di Mirò, ma contempla altresì costruzioni che rimandano a diverse declinazioni del post-rock d’oltreoceano. In tutte le composizioni, tuttavia, L’Uomo di Vetro dimostra un approccio al genere istintivo e non meramente calligrafico, prediligendo una lavorazione strumentale volutamente “sporca”, che antepone alla tecnica l’estemporaneità creativa ed emozionale.

Il fulcro del suono della band di Foligno è rappresentato dalle trame chitarristiche che, sostenute da un secco drumming, disegnano strutture sonore in continuo movimento, non votate alla scontata riproposizione dell’alternanza lento-veloce ma strutturate secondo una serie continua di fermate, ripartenze e trasformazioni di un suono che non disdegna accenni più genuinamente noise né derive armoniche – e spesso disarmoniche – dalle sembianze vagamente progressive. Si potrebbe dire che in “A Merry Christmas” coesistano almeno due anime stilistiche: da un lato quella maggiormente incline a un lavorio strumentale tipicamente post-rock, dall’altro quella più irruente, espressa in prevalenti linee ritmiche nervose e cavalcate distorte a briglia sciolta. Tale coesistenza si percepisce già lungo gli otto minuti dell’iniziale “Ausgang Berlin”, divisi in due parti intervallate da un breve intermezzo quasi ambientale, la prima connotata da chitarre languide e robuste allo stesso tempo, la seconda dominata da un rumorismo gradualmente avvolto in spirali concitate.

Così anche gli altri brani alternano spasmi e stratificazioni di chiara impronta noise ma appena sfumata di progressive (“Onoff”, ”Weekend”, ”Manipur”, il finale di “Untitled”), a pregevoli tessiture strumentali che dimostrano le ottime potenzialità “orchestrali” della band, decisamente ispirata quando – come in “Dictators”, nella prima parte di “Untitled” e nel finale romantico di “28”, impreziosito dalla proposizione in primo piano del suono dei campanelli su un toccante fondale chitarristico – delinea con precisione contorni post-rock molto prossimi a quelli di Explosions In The Sky. La duplice fascinazione artistica ricorre infine in maniera stridente anche nel brano conclusivo, che inizia con un soffuso tappeto di chitarre avvolgenti, acconcio accompagnamento a un efficace e curato spoken word; peccato però che poi il tutto sfoci in una declamazione rabbiosa e invero un po’ pretenziosa del terzo canto dell’”Inferno” di Dante, mentre la base strumentale diviene febbrile e inopinatamente brusca.

Nel complesso, nonostante qualche ingenuità inevitabile in un’opera prima, “A Merry Christmas” rivela una band italiana che solo pochi anni fa, nel periodo d’oro del post-rock, avrebbe forse fatto gridare al miracolo; eppure, soprattutto nelle composizioni più pacate, sorrette da un accurato lavorio strumentale, L’Uomo di Vetro riesce a dimostrare capacità di reinterpretazione e sviluppo, non poi così diffuse in un ambito musicale nel quale di recente l’emulazione formale prevale di gran lunga sull’autenticità creativa.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 8 gennaio 2007 da in recensioni 2006.
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