music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

When We’ll Cross These Days, These Seasons And Their Closes

SEPIA HOURS – When We’ll Cross These Days, These Seasons And Their Closes
(Matamore, 2007)

Dopo diversi Ep liberamente distribuiti in rete, attraverso numerose netlabel europee, è finalmente giunto il momento della prima produzione ufficiale di Sepia Hours, alter-ego artistico di Sébastien Biset, giovane autore belga che nel volgere di pochi anni è andato affinando un equilibrato mélange di intimismo cantautorale, minimalismo ambientale ed elettronica “da cameretta”, creato in maniera casalinga con il solo ausilio di una chitarra e di sparsi suoni elettroacustici.

La definizione di “indietronica”, spesso utilizzata con riferimento alla sua musica, rende solo in parte l’idea delle tante suggestioni presenti in brani in prevalenza lenti, dalle atmosfere malinconiche e crepuscolari, seppure non alieni da moderate torsioni elettroniche e asprezze qua e là affioranti. Non sembra allora un caso che l’artwork di questa sua prima opera discografica, da lui stesso disegnato, sia incentrato su un groviglio di tratti e linee che ben rappresenta tanto l’intersezione dei molteplici riferimenti artistici di Biset, quanto la genesi, invero alquanto tormentata, di una musica non confinata nei soli aspetti contemplativi ma in graduale evoluzione verso forme più complesse e definite.

È questo che avviene lungo i quaranta minuti dell’album, ripartiti in otto tracce che spaziano ampiamente tra le tante suggestioni tradotte in musica da Biset: dopo un inizio dal substrato ambientale, appena solcato da screziature elettroacustiche e frammenti vocali sparsi (“Body As A Clock”), sono le sonorità liquide e umbratili a prendere decisamente il sopravvento in brani che si snodano quasi con indolenza, offrendo sfumature e variazioni lente ma costanti. Così, la staticità dell’incipit di “Because Smiles Become Ruptures” viene ben presto scossa dal suono delle tastiere e dal battito imperturbabile della drum machine, poi ricondotto alle fragili melodie del finale; analogamente, i brani successivi disegnano paesaggi notturni catatonici, nei quali la malinconia aleggia su tappeti sonori soffusi, che in “A Place I Found And I Forgot” si trasformano in accenni melodici, supportati da poche note di chitarra, mentre in “Declines” e “About A Distance” rivelano discrete possibilità di un approccio di “ambient orchestrale” in miniatura, sospeso tra dilatazioni e distorsioni sintetiche.

Quello che distingue Sepia Hours dai tanti manipolatori di suoni ambientali è però la capacità di non perdersi in sonorità astratte e talvolta autoreferenziali, dimostrando invece la sensibilità di una scrittura in grado di tracciare anche bozzetti di semplice cantautorato intimista al rallentatore, nei quali la forma canzone risulta delineata con una certa nitidezza e attraverso pochissimi altri elementi. È il caso di “Discrete Words”, ove è solo l’innesto di piccoli loop e frequenze elettronicamente disturbate ad arricchire un songwriting ridotto davvero all’osso, e di “Some Beats With Consequences”, senza dubbio il brano dalla forma canzone meglio definita e continuamente cangiante, con i suoi toni dimessi, sempre costellati da delicatezze acustiche e dai caratteristici beat sfumati.

Gli elementi lentamente mutanti della musica di Sepia Hours ne rendono disagevoli accostamenti artistici univoci, nonostante sia facile trovare i suoi riferimenti in tutto quel filone che eleva la lentezza a modalità d’espressione, poco importa che essa si esprima attraverso deviazioni ambientali alla Labradford, sensazioni “rurali” degni di certe cose degli Hood o accenni intimistici da cantautorato malinconico. Certo è che, anche in questo suo primo album effettivo – che non rappresenta nemmeno la migliore tra le sue produzioni – Biset conferma le caratteristiche di composizioni sempre poco invasive, da ascoltare in penombra per coglierne i particolari, ancor più apprezzabili se si considera che il tutto è stato scritto e suonato in quasi perfetta solitudine, come semplice traduzione in suono di idee ed emozioni. Sarebbe, con tutta probabilità, esagerato considerare questa come l’unica espressione possibile del moderno cantautorato elettronico “da cameretta”, tuttavia a Sepia Hours non può disconoscersi di esser riuscito a umanizzare e a conferire delicatezza sognante a semplici suoni elettronici, sempre dosati con morbida e lenta discrezione.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 22 maggio 2007 da in recensioni 2007.
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