music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

La Vida

MUS – La Vida
(Green Ufos, 2007)

Con all’attivo ormai diversi album, pubblicati su numerose etichette europee e d’oltreoceano, i Mus rappresentano un piccolo culto nel panorama indipendente attuale: un culto avvolto dal fascino di una forma musicale dai contorni in prevalenza dilatati e sognanti, alimentato anche dalla scelta del duo (il compositore Fran Gayo e la cantante Mónica Vacas) di restare ancorato alle proprie radici culturali, attraverso l’utilizzo, nelle proprie opere, del natio idioma delle Asturie. Non si tratta di un vezzo superfluo, né di una propensione un po’ modaiola per la riscoperta di certa etnicità, ma del consapevole riconoscimento di una storia e di una cultura fortemente sentita e approfondita, che peraltro contribuisce ad aggiungere un’aura arcana a una musica i cui profili folk vengono di volta in volta tradotti in canzoni semplici, in bilico tra delicatezze dream-pop e visionari accenni descrittivi, spesso quasi in forma di colonna sonora per paesaggi di bellezza sublime e allo stesso tempo perturbante.

Da questi stessi presupposti parte appunto “La Vida”, quinto album della serie, le cui dodici tracce – tutte composte su autoharp e come sempre ripartite tra composizioni originali e riedizioni di brani tradizionali – forniscono un’esaustiva rassegna della pluralità di suggestioni presenti nella musica del duo asturiano, arricchendo di soffici sfumature elettroacustiche ballate folk aggraziate e venate di un sottile alone di polvere e mistero. Pur mantenendo intatte le caratteristiche di fondo della musica del duo, “La Vida”, anche grazie ai numerosi artisti che vi hanno collaborato (tra i quali Xabel Vegas e Josele Garcìa dei Manta Ray), si rivela ben presto un album dai luminosi toni primaverili, che connotano tanto lentezze acustiche dai tratti cullanti (“Per Tierres Baxes”, “Animas Del Purgatoriu”), quanto brani cui un esile battito sintetico dona definizione ritmica e sinuoso movimento (“Una Sábana Al Vientu”, “Les Patinadores”), riducendo ad unità l’apparente contrasto tra i richiami a una tradizione recondita e la modernità di alcuni dei mezzi utilizzati. Si può dire, infatti, che le diverse ispirazioni artistiche dei Mus convivano in questo lavoro in perfetto equilibrio, senza con ciò restare ognuna confinata nel proprio ambito, ma anzi riuscendo ad esprimersi al meglio proprio sovrapponendosi e intrecciandosi in brani dalle sembianze continuamente cangianti, che suscitano analogie a volte sorprendenti.

È infatti difficile non pensare agli Slowdive ascoltando le atmosfere eteree di “Cantares De Ciegu”, ove distorsioni ipnotiche e si uniscono ad aperture armoniche e soffici melodie, o il caleidoscopio di pennellate shoegaze di “Dulce Amor”, gemma assoluta del lavoro, che inizia come una suadente ballata acustica dai suoni cristallini per poi evolversi in echi sognanti e melodie avvolgenti, supportati soltanto dal movimento di poche note analogiche. Se comporre musica rispondesse a un’operazione matematica, potrebbe dirsi che un brano del genere sarebbe la risultante del perfetto dosaggio di influenze disparate, spazianti dai Galaxie 500 agli Slowdive, fino addirittura agli Stereolab e a chissà quale band di folk acustico e minimale: ma (per fortuna!) le cose non funzionano in questo modo, e i Mus sono qui a dimostrarlo ancora una volta, creando una magia semplice ma a suo modo unica, costituita da una sorta di folk orchestrale dai contorni onirici, che non rinuncia alle sue origini remote (“Perdieron Y La Tierra”) né disdegna di esprimersi attraverso ballate bucoliche caratterizzate da una forma canzone affascinante ma sempre molto misurata (“Una Ventana Con Lluz”, “Una Estación Xelada”).

E siamo così sicuri che in tempi di tante declinazioni – talvolta decisamente farraginose – dello sviluppo di radici musicali folk, non vi sia il meritato spazio per una band capace, oltretutto, di scrivere limpide ballate dalle atmosfere incantate?

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 1 giugno 2007 da in recensioni 2007.
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