music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

God Save The Clientele

THE CLIENTELE – God Save The Clientele
(Merge, 2007)

A due anni di distanza dal precedente “Strange Geometry”, ritornano con il loro terzo album i Clientele, ormai affermatisi tra le più credibili e raffinate realtà del pop britannico d’autore, ambito artistico che, incurante di ogni moda, continua a costituire un microcosmo incantato, dai caratteri consolidati e tuttavia ancora in grado di regalare pregevoli creazioni, ove a supportarle vi sia, come nel caso della band capitanata da Alasdair MacLean, una scrittura di qualità e priva di sovrastrutture.

Sono questi, ancora una volta, gli elementi essenziali della musica dei Clientele, adesso espressi in un lavoro dal titolo autoironico e dal contenuto nuovo ma venato di un alone piacevolmente antico, nostalgico e rassicurante al tempo stesso.
Di antico – ma per nulla anacronistico – vi sono le radici, che la band londinese non ha mai nascosto e che risalgono tutto l’albero genealogico degli ultimi decenni di pop chitarristico britannico, pur senza disdegnare moderate fascinazioni psichedeliche in stile west-coast anni 70. Di (relativamente) nuovo, vi è invece la tendenza a una maggiore immediatezza nelle composizioni e anche l’accentuazione di quell’espressione più curata e a tratti palesemente “rock”, che già aveva fatto capolino in “Strange Geometry”. “God Save The Clientele” conferma, infatti, la ricercatezza delle soluzioni melodiche presenti nel disco precedente, arricchendole altresì di arrangiamenti ariosi, opera di quel genietto del pop orchestrale che risponde al nome di Louis Philippe, e declinando la sottile malinconia dei testi secondo forme diverse e, in alcuni passaggi, lievi e solari come mai prima d’ora.

Anche se non mancano passaggi più compassati, l’andamento dell’album è in prevalenza leggiadro e primaverile, spesso ingentilito dal suono dei violini, tanto da riuscire a bilanciare una poetica incentrata sempre su ricordi nostalgici (“Here Comes The Phantom”) e storie di ordinaria solitudine (“Isn’t Life Strange?”, “The Queen Of Seville”: “Oh, I’ve got to go/ ‘Cause there is no place in this world for me no more”). La vocazione dei Clientele per la narrazione di semplici storie in una forma pop elegante e dai contorni sfumati si esprime poi variamente lungo i quattordici brani compresi nell’album, alternando il passo svelto di deliziosi cammei impostati su chitarre dal sapore antico (memorabile la “nervous girl who plays Chopin” di “I Hope I Know You”) a ballate lineari e cullanti, nelle quali la voce di MacLean si fa soffusa e suadente (“These Days Nothing But Sunshine”, “No Dreams Last Night”).

La sostanziale differenza (che, a seconda dei punti di vista, potrà essere considerata un passo avanti o un passo falso) tra “God Save The Clientele” e i suoi predecessori, comunque, risiede tutta nella maggior accuratezza con la quale il progetto è stato concepito e realizzato, grazie, fondamentalmente, al maggior budget che la band ha avuto a disposizione per questo suo terzo lavoro.
Registrato da Mark Nevers (Lambchop) in quel di Nashville, con tempi abbastanza dilatati e con a disposizione una tecnologia più raffinata e moderna, “God Save The Clientele” è un album dal suono più mainstream, anche se, grazie alla straordinaria capacità di scrittura di Alasdair e dei suoi compari, non perde nulla di quel sottile fascino polveroso e crepuscolare presente nei lavori precedenti.

Certo, siamo oramai abbastanza lontani dalle registrazioni (volutamente) quasi casalinghe della raccolta di singoli “Suburban Lights” che, per molti, rimane un picco inarrivabile. Non ci sono più le voci filtrate attraverso gli amplificatori delle chitarre, non c’è più quella sensazione di pioggia sottile che pervadeva le canzoni dei Clientele. Brani solari e scintillanti come “From Brighton Beach To Santa Monica”, fino a qualche tempo fa, sarebbero stati inconcepibili. Una canzone sbarazzina e “up tempo” come “Bookshop Casanova” probabilmente non sarebbe mai potuta entrare nei cuori degli appassionati (pochi, ma fervidi) dei Clientele di ieri.
E forse è proprio questo lo sforzo che “God Save The Clientele” ci chiede: la capacità di apprezzare un album smaccatamente POP, infarcito di luce e di melodie incuranti dello scorrere del tempo.

Una delle nostre band preferite, che gelosamente avremmo voluto conservare in un angolo nascosto del cuore, al riparo dagli sguardi indiscreti e brutali del mondo, è cresciuta, si è evoluta ed è più forte, pronta ad affrontare l’impervio mondo del “music business”. A noi il compito di lasciarla andare e continuare ad amarla e ammirarla, incondizionatamente. Come diceva tempo fa un noto idolo del pop mainstream: “Se ami qualcuno, lascialo libero”.

(in collaborazione con Francesco Amoroso, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2007 da in recensioni 2007.
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