music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Kurr

AMIINA – Kurr
(Ever, 2007)

Ecco all’atteso debutto sulla lunga distanza il quartetto d’archi che non solo ha supportato i Sigur Rós nei loro ultimi tour, ma ha altresì costituito parte integrante della sognante ricchezza sonora dei lavori in studio della band capitanata da Jónsi Birgisson.

Dopo un paio di Ep (pregevole il primo, “Aminamina”, del 2005) che già lasciavano intravedere lo sviluppo della prevedibile forma di classicità orchestrale, le quattro fanciulle islandesi, aggiunta una seconda “i” al nome originariamente prescelto per la band, si presentano con un lavoro che non si limita a ricalcare il delicato romanticismo degli archi, ma sembra invece animato dall’ambizione di creare trame sonore più varie, per quanto sempre molto discrete e lineari. Particolarmente emblematica risulta, in tal senso, la copertina, che rappresenta uno specchio fedele della musica delle Amiina, che con grazia e cura meticolosa, uniscono armonie variopinte, spesso composte in maniera estemporanea e soltanto in seguito associate agli strumenti che le eseguono.

Sono, senza dubbio, ancora gli archi a farla da padrone in “Kurr”, anche se ad essi vengono di volta in volta affiancate delicatezze acustiche a profusione, ritmiche gentili dettate quasi sempre dallo xilofono e persino accenni analogici, affidati a organetti dal recondito sapore folk.
Ad eccezione della leggiadra ninnananna “Rugla” e dei vocalizzi corali di “Hilli” e “Kolapot”, l’album comprende soli brani strumentali, che spaziano dalle ben note, eppure sempre suggestive, visioni artiche di “Sogg” e “Glamúr”, a composizioni più complesse, che accostano il ritmo dello xilofono (“Seoul”) a sparse note acustiche e moderati crescendo romantici sulle ali degli archi (“Sexfaldur”, “Kolapot”). Non mancano, poi, incompiute fascinazioni di ambient acustico-orchestrale – che affiorano qua e là nel corso dell’album e si manifestano con evidenza soprattutto nella lunga e monocorde “Boga” – e composizioni un po’ più varie e pronunciate dal punto di vista ritmico ed emotivo, come soprattutto “Lóri” che, oltre a essere uno dei brani meglio riusciti di questo lavoro, testimonia come le Amiina abbiano discrete potenzialità di ampliamento del loro spettro sonoro verso quei territori di folk arcaico e giocoso, già sfiorati da altri celebri conterranei quali i Múm.

Nel complesso, “Kurr” conferma intatte le qualità di esecuzione delle quattro ragazze; risente però, quasi inevitabilmente, dei termini di paragone e dei cliché di una musica che, per esprimere al meglio i propri connotati sognanti, esige uno slancio ulteriore e il coraggio di prendersi qualche rischio nel distaccarsi da modelli dal fascino facile ma ormai un po’ scontato. Sarà per questo che l’ascolto di molti brani genera spontanea l’attesa di un’evoluzione (non necessariamente l’irrompere delle chitarre dei Sigur Rós…), invece non contemplata dalle composizioni delle Amiina, tutte rivolte al perseguimento di una grazia formale ma in definitiva troppo piatta per risultare davvero efficace e meritevole di qualcosa più che un consenso tiepido e, appunto, limitato alla loro superficie esteriore.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 21 giugno 2007 da in recensioni 2007.
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