music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

May Your Heart Be The Map

epic45_may_your_heart_be_the_mapEPIC45 – May Your Heart Be The Map
(Make Mine Music, 2007)

Cieli irradiati da abbagliante luce grigia, paesaggi campestri di grazia spoglia e solo in apparenza immobili, abbandono a una contemplazione sognante e venata da sottile malinconia; si tratterà pure di un’iconografia abbastanza scontata nel trattare di artisti britannici che fanno delle atmosfere il fulcro della loro musica, ma sono questi gli elementi ispiratori e quelli evocati dalle composizioni degli Epic45, band inglese tra le più raffinate e ingiustamente misconosciute al pubblico della musica indipendente, adesso giunta al suo terzo album ufficiale, cui vanno aggiunti numerosi altri Ep e singoli sparsi.

Con “May Your Heart Be The Map”, Ben Holton e Rob Glover, le due menti della band, danno seguito a quel capolavoro nascosto di nostalgie rurali e dolcezze post-rock di “Against The Pull Of Autumn” (uscito nel 2004), ponendo l’accento, da un lato, su ambientazioni sonore ancor più rarefatte e, dall’altro, su limpide tessiture acustiche, mai così presenti nelle loro composizioni. A ciò si aggiunge, inoltre, una più spiccata inclinazione per l’innesto dell’elemento vocale, affidato al cantato soffuso di Antony Harding, che non si limita a un ruolo di complemento ma, ove presente, lambisce una forma canzone che pure conserva inafferrabili contorni onirici.

Il risultato è un lavoro nel quale convivono in maniera equilibrata quelle che potrebbero individuarsi quali le due anime degli Epic45: quella ambient-elettronica e quella maggiormente incline a fascinazioni bucoliche serene e al tempo stesso vagamente spettrali. Lungo le dodici tracce di “May Your Heart Be The Map” (tredici per l’edizione giapponese) si susseguono, infatti, senza apparenti iati, melodie visionarie e impalpabili (la title track e “You Are An Annual”), sentori primaverili dal movimento più pronunciato e avvolgente (“The Stars In Spring”, “Summers First Breath”), arpeggi acustici di sognante lirismo (“We Left Our Homes For Winter”, “The Trees And Lanes”) e derive ambientali, ora eteree ora sinistre (“Forgotten Mornings” e “The Stars In Autumn”).

Sarebbe tuttavia oltremodo ridondante descrivere analiticamente le molteplici variazioni offerte dalla band nel corso dell’album e spesso anche all’interno dei singoli brani; basti allora evidenziare come da “May Your Heart Be The Map” emerga un autentico caleidoscopio sonoro, in cui note acustiche e riverberi chitarristici si intersecano con synth e ritmiche sfumate, dando luogo a un risultato dal fascino cangiante e dalle atmosfere perennemente in bilico tra quiete e malinconia.
Se proprio si volessero a tutti i costi trovare dei riferimenti per la musica qui creata dagli Epic45, si potrebbe pensare alle composizioni di stampo cinematico di Piano Magic o agli Hood più dilatati, ai quali corre la mente all’ascolto di vere e proprie “canzoni” come le splendide “Summers First Breath” e “Lost In Failing Light”, dense di sensazioni pastorali e spleen post-industriale.

Gli Epic45 hanno però il merito di riuscire a creare una propria forma espressiva, sfuggente nei suoni e così anche ad analogie e definizioni, come conferma questo lavoro che, superato un certo disorientamento iniziale, originato anche dal raffronto con l’inarrivabile “Against The Pull Of Autumn”, trova agevolmente la via del cuore indicata dal titolo, riuscendo a colpire con i suoi caratteri emozionali ma per nulla scontati e grazie alla non comune capacità della band di tradurre in melodie semplici e concrete gli astratti paesaggi ambientali che ne costituiscono ancora il substrato più profondo dell’impronta artistica.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 1 luglio 2007 da in recensioni 2007.
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