music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Mørketid

NETHERWORLD – Mørketid
(Glacial Movements, 2007)

“Mørketid è un termine norvegese che indica il periodo dell’anno nel quale l’inverno artico avvolge ogni cosa e il sole non si eleva al di sopra dell’orizzonte. È un periodo freddo e oscuro, che caratterizza i territori e le popolazioni che vivono nell’Artico”.

Questa la presentazione, tanto scarna quanto significativa, con cui il compositore ambient romano Alessandro Tedeschi introduce il suo nuovo lavoro, in uscita per l’etichetta da lui stesso creata, non a caso chiamata Glacial Movements, che lo scorso anno ha avviato le proprie pubblicazioni con l’interessante raccolta “Cryosphere”.
Date le premesse, non è difficile arguire che minimalismo, isolazionismo e suggestioni nordiche rappresentano il fulcro delle sei lunghe composizioni comprese in questo lavoro: “Mørketid” non è tuttavia soltanto il risultato dell’influenza di una fascinazione geografica, estetica ed espressiva, poiché reca nella sua stessa essenza tracce dell’immaginario artico, sotto forma di frammenti sonori, catturati proprio in quelle lande ghiacciate e in seguito filtrati elettronicamente e immersi in un costante flusso di synth, che, sotto una superficie apparentemente gelida e immobile, nasconde un cuore vivo e pulsante.

L’“ambient isolazionista” di Tedeschi è una “environmental music”, che si innalza lentamente come una marea glaciale nell’onirica “Dreaming Arctic Expanses” e nella successiva “New Horizons”, quest’ultima percorsa da lievi battiti che non disturbano la quiete di fondo, ma si compenetrano ad essa insieme a voci distanti e movimenti elettronici appena percettibili. In questi due brani e nella conclusiva “Virgin Lands”, la musica di Netherworld si muove secondo avvolgenti linee circolari, dando luogo a una forma di equilibrato ambient orchestrale, a metà tra etereo isolazionismo e territori sonori più oscuri.
Atmosfere più cupe e inquietanti, prossime al dark-ambient, pervadono invece le altre tre composizioni, caratterizzate dall’iterazione di loop, dilatati fino all’ibernazione sonora di “Jøkul” e “North Pole”, oppure eterei e inafferrabili, come quelli che nella title track fanno da tappeto uniforme all’innesto di sciabordii e clangori sinistri.

Un album di fruizione non agevolissima, ma che con i suoi pochi elementi riesce a descrivere in maniera immaginifica e niente affatto retorica gli scenari ai quali dichiaratamente si ispira, rivelando un artista dotato di una sensibilità raffinata e cerebrale. Pur collocandosi in un ambito musicale nel quale è arduo creare qualcosa di pienamente riconoscibile, l’inverno perenne di Alessandro Tedeschi merita un posto di tutto rispetto nell’attuale panorama ambient: ed è auspicabile che la lodevole iniziativa della sua etichetta Glacial Movements possa aiutare a diffonderne il nome, non solo all’interno dei confini italiani.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2007 da in recensioni 2007.
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