music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Dark Undercoat

emily_jane_white_dark_undercoatEMILY JANE WHITE – Dark Undercoat
(Double Negative, 2007)

Nostalgici della Cat Power intensa e seducente di “You Are Free”? Ancora perplessi della sua svolta passatista e bluesy di “The Greatest”? Bene, potreste aver trovato colei che, lungi dal poter prendere il posto della gatta più fascinosa del cantautorato al femminile, potrà forse portare un po’ di tepore nei cuori di chi apprezza l’intrigante semplicità del sobrio calore di una voce alle prese con canzoni venate di folk e quasi interamente incentrate su chitarra e pianoforte.
Il termine di paragone è senza dubbio ingombrante, ma anche inevitabile fin dal primo approccio con “Dark Undercoat”, album di debutto di Emily Jane White, cantautrice californiana già presente nella colonna sonora del film di Cam Archer “Wild Tigers I Have Known” (nella quale interpretava proprio la title track) e da allora accolta sotto l’ala protettiva di David Tibet, che distribuisce quest’album attraverso la Durtro/Jnana.

Affiancata in questo lavoro da pochi collaboratori che, alla batteria e agli archi, saltuariamente conferiscono completezza al suo impianto di base di chitarra, pianoforte e voce, Emily Jane raccoglie in “Dark Undercoat” dieci brani, testimonianza di ben cinque anni di scrittura, che senza evidenti cesure alternano la tradizione country-folk a un songwriting raffinato, non privo di riferimenti (non solo a Chan Marshall, ma anche a mostri sacri come Joni Mitchell e persino Kate Bush) e tuttavia tanto intimo e sentito da rifuggire con notevole personalità i rischi di derive palesemente emulative.
Anzi, i pochi momenti di questo pregevole lavoro a lasciare leggermente interdetti corrispondono proprio alle rare occasioni in cui la cantautrice californiana si fa prendere la mano, giocando ad avvicinare un po’ troppo Cat Power – riuscendovi peraltro piuttosto bene – come in “Sleeping Dead” e in parte in “Dagger”.

Ma si tratta soltanto di brevissimi passaggi e, probabilmente, di sensazioni dettate più dall’inevitabile quanto piacevole assonanza all’orecchio dell’ascoltatore che non da una consapevole propensione dell’artista, che invece dimostra grande padronanza sia con i classici registri di folk elettrico, impreziositi da una voce serica, in bilico tra fascino e austerità (“Bessie Smith”, “Hole In The Middle”, “Time On Your Side”), sia in composizioni notturne, di limpida essenzialità e non prive di tenui sfumature goticheggianti, come nel caso di “Dagger” e “Blue”, brani obliqui e suonati quasi in punta di dita.
Il picking gentile di Emily Jane si attaglia poi alla perfezione all’intimismo dei suoi brani, trovando compiuto coronamento nella sobrietà di arrangiamenti di violoncello e basso, che nella splendida title track riportano alla mente addirittura la lontana e dolce malinconia dei Sodastream.
E non finisce qui, perché al sorprendente equilibrio di questo lavoro contribuisce anche l’intensità leggermente tenebrosa dei due gioielli al pianoforte, “The Demon” e “Wild Tigers I Have Known”, che coniugano la dolcezza del cantato con la moderata oscurità delle note pianistiche, centellinate per creare raffinate ambientazioni sonore.

Nella loro scorrevole ma non superficiale varietà, le composizioni e interpretazioni di “Dark Undercoat” potranno forse far storcere la bocca a quanti pretendano a tutti i costi chissà quali novità, persino in un ambito classico come quello cantautorale, ma la forza espressiva e la classe in esse dimostrata da Emily Jane non possono che costituire una piacevolissima rivelazione, nonché una delle più valide prove di cantautorato femminile dell’annata ormai al termine.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 17 dicembre 2007 da in recensioni 2007.
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