music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

You Know What It’s Like To Be Alone And Shut Down

WINTER TOOK HIS LIFEYou Know What It’s Like To Be Alone And Shut Down
(Bless The Press, 2007)

Pochi tratti che delineano una figura femminile stilizzata, con uno squarcio in mezzo al petto, attraverso il quale passa il filo immaginario dei sentimenti e dei rapporti umani, vissuti con un senso di ineluttabilità e di distacco solo apparente, ben chiaro fin dall’affermazione (vagamente interrogativa) che accompagna l’immagine: “You Know What It’s Like To Be Alone And Shut Down”.
È con la semplicità grafica della copertina e con un titolo che non lascia margine a interpretazioni che si presenta il lavoro di debutto di Winter Took His Life, alias sotto il quale si cela la giovane cantautrice svedese Susanna Brandin.

All’essenzialità esteriore corrisponde simmetricamente la schiettezza contenutistica di un lavoro molto personale, interamente scritto dalla Brandin e realizzato con il limitato ausilio di alcuni collaboratori che, alle ritmiche o in funzione di seconda chitarra, completano le strutture basilari delle sue canzoni, tutte scritte per i gentili tocchi di chitarra e la sua voce delicata ma sempre sobria e misurata. Nonostante il suo sia un songwriting molto classico, dall’aspetto in prevalenza acustico e minimale, Susanna non si limita a riprodurre consolidati modelli di cantautorato femminile, ma mette a frutto la propria sensibilità con piglio deciso e con una personalità artistica non certamente rivoluzionaria eppure difficilmente assoggettabile ad accostamenti univoci.

Anzi, più che con altre cantautrici, analogie più immediate sovvengono con alcuni interpreti maschili, se non altro per il mood dimesso e vagamente depressivo di testi incentrati quasi sempre sui temi dell’abbandono e della nostalgia, affrontati senza cedimenti a un retorico autocompiacimento, ma con disarmante semplicità e capacità di mettersi a nudo.
Così, se la grazia del suo cantato può essere in qualche modo paragonata a quella di Nina Nastasia, il costante intimismo e l’indolente sofferenza di quasi tutti i brani possono far pensare piuttosto a una declinazione femminile dello spleen latente di Jason Molina o Bill Callahan, ai quali si potrebbe facilmente attribuire la paternità di versi quali “Godforsaken, lost and out of luck, I should have known I was nothing” o “Something’s falling apart, think it’s a piece of my heart”, invece partoriti dalla sensibilità della giovane artista svedese.

Pur ponendo l’accento su ricordi lontani e disagi sentimentali, la musica di Winter Took His Life non è mai cupa e claustrofobica; anzi, al tormento interiore corrisponde un tono quasi sempre lieve, che con non comune senso della melodia alterna il predominante intimismo acustico della sola voce e chitarra ad aperture armoniche leggiadre, impreziosite da cori appena accennati, dal discreto suono dell’organo (“Lucky Star”, ”Time”) o da quello nostalgico della tromba (“When You Said You Headed Home”, ”Oh”). L’unico momento in cui invece la sottile malinconia della Brandin affiora in superficie, trasparendo dall’habitus sonoro di un brano, è nell’aspra “Designing Dreams”, ove alla consueta pacatezza espressiva subentrano decisi fiotti elettrici e l’esplicita disperazione di un testo lacerante, che culmina nel finale “I’ve lost my heart, I’m losing everything I’ve got, I’m clearly dying inside”.

Eppure, non tutto è virato al negativo nelle canzoni invernali di Susanna, poiché in alcune di esse (“Oh”, ”Your Side”) si affaccia un timido raggio di sole, la consapevolezza di una speranza che, per contrasto, testimonia la spontaneità della scrittura e la funzione lenitiva così spesso rivestita dalla musica per gli autori stessi e per quanti si rifugiano in essa in cerca dell’autenticità di canzoni dalla spiccata indole melodica, carezzevoli e dense di sentimento. Può essere ciò sufficiente a salutare Winter Took His Life come l’ennesima prova di qualità proveniente dall’inesauribile panorama svedese? Ad avviso di chi scrive certamente sì, se di una produzione artistica si tiene in considerazione lo “spirito” e la capacità di comunicare emozioni, elementi dei quali questo debutto di Susanna Brandin trabocca.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 gennaio 2008 da in recensioni 2007.
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