music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Under A Paper Moon

COLORBLIND – Under A Paper Moon
(Phénix, 2008)

Da un luogo d’origine non troppo comune, almeno per il genere, e da una discreta esperienza in ambito prettamente “rock”, proviene il debutto dei Colorblind, band svizzera che ruota intorno ai fratelli Al e Sam Mudry, uscito in patria nel 2007 ma pubblicato in questi giorni anche in Italia e in Francia, grazie a un’opportuna attenzione distributiva.
L’album presenta una miscela di elementi fresca e articolata, comprensiva di reminiscenze “indie” ma aperta a influenze di folk orchestrale, testimoniate dalla varietà di strumenti impiegati (non solo chitarre acustiche ed elettriche, ma anche violoncello, glockenspiel e tastiere). È la cura degli aspetti melodici della musica a caratterizzare i dieci brani di “Under A Paper Moon”, quasi tutti incentrati su fragili trame sonore, costruite intorno ad arrangiamenti morbidi, venati di un oscuro romanticismo che rimanda a tratti ad alcune produzioni dei Sophia, la cui intima sofferenza è però qui temperata da ovattati rallentamenti sonori e da un’indole quasi sempre lieve, di moderata e serena introspezione.

Ne risulta un album di indie-folk a prevalenza acustica, che scorre via in maniera piana, senza scossoni apparenti, ad eccezione di un paio di inserti elettrici più aspri rispetto alle armoniose melodie di fondo, sulle quali la voce di Sam Mudry alterna qualche virtuosismo vagamente buckleiano a un più riuscito registro sobrio e asciutto. Sono proprio le sfumature dark della sua voce, unite alla morbidezza complessiva dei suoni, a richiamare in molte tracce la soffusa lentezza degli inglesi Savoy Grand, qui tradotta in vere e proprie canzoni, supportate da buone capacità di scrittura e da un’accentuata sensibilità melodica, capace di rendere la compassata introspezione di fondo esplicita e fruibile persino per il mondo “indie”.

Brani come “Only Business”, “The Fall” e “Paper Moon” dimostrano infatti discrete potenzialità attrattive e addirittura radiofoniche, con le loro melodie facilmente pervasive, che pure non disperdono per questo la coerenza artistica di un suono soltanto occhieggiante a palcoscenici più ampi dell’affollato sottobosco indipendente. Anche se forse il meglio dell’album si rivela quando è lasciato più libero sfogo alla dimessa ispirazione dei fratelli Mudry, espressa con autenticità attraverso la morbida semplicità dell’iniziale “Anti Love Song” e il toccante arrangiamento di “The First Day I’m Not Drunk”. Sono questi gli elementi che fanno salutare come una piacevole sorpresa il debutto di questa interessante band svizzera, non certo portatrice di peculiari innovazioni stilistiche e tuttavia capace di affacciarsi con dignità in un panorama musicale nel quale potrebbe ritagliarsi con pieno merito il proprio spazio.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 25 gennaio 2008 da in recensioni 2008.
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