music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Long Distance Swimmer

ADRIAN CROWLEY – Long Distance Swimmer
(Tin Angel, 2008)

Tempi lunghi e uscite diluite con scarsa frequenza nel corso degli anni, come si conviene all’ispirazione di un autore svincolato dall’impellenza produttiva e unicamente soggetto a quella della sua creatività. È questo il primo pensiero che sovviene avendo tra le mani “Long Distance Swimmer”, quarto album in quasi dieci anni di attività del cantautore irlandese Adrian Crowley, che sembra manifestare fin dal titolo la predilezione per la riflessività della lunga durata in luogo dell’urlata e frettolosa fugacità.

Non a caso sono trascorsi quasi quattro anni dal precedente “A Northern Country” perché vedesse la luce questa nuova opera del cantautore di Galway, decisamente aduso a un oscuro e personalissimo lavoro di cesello sulle canzoni e sugli arrangiamenti: un lavoro di precisione artigianale, che richiede appunto tempi prolungati per potersi contemperare con il delicato spirito di canzoni velate dalla lieve malinconia di abbandoni, memorie lontane e gelide acque sentimentali. Nonostante i temi e il mood secondo cui vengono trattati possano apparire scontati, Crowley rifugge con abilità qualsiasi retorica e anzi dimostra ottime capacità di estrapolare l’arte dall’osservazione dei soggetti più semplici, trasformando l’ordinario in straordinario.

Probabilmente anche a causa della sua origine geografica e delle molteplici esperienze artistiche passate (la sua discografia annovera anche un album prodotto da Steve Albini, “When You Are Here You Are Family”), Crowley non è facilmente inquadrabile in rigidi schemi cantautorali, poiché pur presentando affinità con tanti artisti, dal classico Nick Drake ai più recenti maestri Mark Kozelek e Bill Callahan, possiede una personalità di scrittura e una sensibilità interpretativa che permettono alla fluida pacatezza della sua voce di adattarsi senza scossoni a una pluralità di registri espressivi.
I dodici brani compresi in “Long Distance Swimmer”, la maggior parte dei quali caratterizzati da raffinati arrangiamenti d’archi, spaziano infatti ampiamente da ballate acustiche, venate di morbido folk, a passaggi più movimentati, che alternano schiette melodie e sofferte torsioni elettriche. In tutti i casi è tuttavia riscontrabile il comune denominatore dell’intenso lirismo di Crowley, del tutto compiuto sia quando in “Bless Our Tiny Hearts” omaggia il semplice folk del suo collaboratore d’eccezione James Yorkston, sia quando si lascia andare al fragile intimismo di “Leaving The Party” e “Temporary Residence”, mirabili cammei di sensibilità e grazia romantica, che incarnano alla perfezione la poetica della caducità e delle piccole cose.

Non si limita però soltanto all’introversione emotiva e sonora l’ispirazione del cantautore irlandese, altresì capace di rendere tangibile la pioggia incessante e i rigori di un cuore in inverno che ammantano di lieve spleen le splendide “Victoria” e “Electric Eels”, ma anche di dar forma a ballate elettriche scorrevoli e di pronto impatto, come “These Icy Waters” e “Harmony Row”, quest’ultima caracollante e contrassegnata addirittura da echi smithsiani, con la sua dolente tromba e il cantato decadente, che ancora una volta assume quasi sfumature da crooner.
Sono proprio le sue varie sfaccettature e la sentita partecipazione umana espressa da Crowley a rendere “Long Distance Swimmer” qualcosa più che semplicemente un buon lavoro cantautorale poiché, coniugando suggestioni del classico folk britannico con un songwriting di pregevole freschezza, regala tante piccole gemme meritevoli di essere scoperte, sottratte, almeno per un po’, alla pur naturale penombra nella quale produzioni del genere rischiano troppo spesso di restare relegate.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2008 da in recensioni 2008.
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