music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

There Where Wolves

THE ACCIDENTAL – There Where Wolves
(Full Time Hobby, 2008)

I rimescolamenti infiniti tra le tante band e collettivi impegnati nella fusione tra classico folk britannico e strumenti espressivi contemporanei non sono sempre facili da seguire, eppure ogni volta l’affacciarsi di un nome nuovo in quel fervidissimo contesto musicale consegue il risultato di far ritrovare qualcosa di conosciuto, rideclinandone al tempo stesso le forme e gli elementi.
È così anche per questo nuovo collettivo che, fin dal suo nome, sembra porsi come una parentesi, per quanto importante, nell’attività di artisti altrimenti impegnati in svariati gruppi e progetti.

Se infatti l’inedita denominazione The Accidental di per sé non dice nulla, è sufficiente dare un’occhiata alla line-up della band per ritrovarvi, accanto al cantautore Liam Bailey e ad Hannah Caughlin del duo The Bicycle Thieves, due nomi ben più noti, nonché due dei più apprezzabili talenti dell’attuale cantautorato alt-folk britannico, ovvero Stephen Cracknell, mente della Memory Band, e Sam Genders, metà del nucleo fondante dei Tunng e principale autore dei brani di quel gruppo.

Date le premesse, risulta fin dall’inizio ben agevole collocare gli undici brevi brani di “There Where Wolves” a metà strada tra le esperienze dei due principali artefici di questo collettivo, e dunque tra il folk più tradizionale e venato di psichedelia di The Memory Band e quello fresco e obliquo di Tunng. Semplificando, tanto per ciò che concerne le strutture compositive quanto per l’accentuata indole melodica, questo lavoro potrebbe considerarsi una sorta di altra faccia della medaglia del suono recente dei Tunng, qui spogliato dalle residue componenti elettroniche e da molte delle sue bizzarrie, in favore di una prevalenza acustica e di arrangiamenti semplici ma curati e non del tutto privi di componenti ancestrali e ritualistiche.
Queste ultime, espresse nella frequente circolarità degli accordi di chitarra e nei ricorrenti cori di sottofondo, sono tuttavia depotenziate dalla solare attitudine pop della maggior parte dei brani, in bilico da un lato tra il morbido mantra vocale dell’iniziale, onomatopeica “Knock Knock” e l’andamento straniante della successiva “Wolves” e, dall’altro, tra intriganti melodie e coretti primaverili di autentico artigianato pop.

In tutti i casi, i brani tendono a crescere con gradualità, fino a sovrastare con intrecci melodici, talora molto immediati, sia cori e handclapping che arrangiamenti di violini e accenni di drum machine. Ne risulta un’equilibrata alternanza tra ballate senza tempo (“Illuminated Red”, Time And Space), qualche moderata incursione sperimentale (“The Closer I Am”, “Slice Open The Day”) e quadretti di delizioso folk-pop acustico che, in definitiva, costituiscono gli episodi più riusciti dell’album. È il caso della canzoncina campestre “I Can Hear Your Voice” e della brevissima (due minuti) “Birthday” che, anche per il cantato di Genders, non si può fare a meno di immaginare come una sorta di outtake acustica da “Good Arrows”. Non tutti i brani sono però altrettanto efficaci, poiché alla generale gradevolezza dei suoni non sempre corrisponde una scrittura capace di far entrare davvero in circolo le melodie.
Ciononostante, “There Where Wolves” riesce quanto meno ad aggiungere un altro tassello alla (ri)scoperta in chiave moderna del folk britannico, in questo caso improntato alla leggerezza e a un inedito disimpegno, probabilmente determinato anche dalla natura liminare di The Accidental rispetto agli altri progetti degli artisti in esso impegnati, che qui paiono in una libera uscita rilassata e solare, che pure nel complesso regala una mezz’ora abbondante di piacevole ascolto.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 22 aprile 2008 da in recensioni 2008.
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