music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Autumn Might Have Hope

SMALL TOWN BOREDOM – Autumn Might Have Hope
(T.R.O.M.E., 2008)

Sarà pure un luogo comune, ma l’uggioso grigiore delle cittadine britanniche di provincia sembra essere un requisito fondamentale per la creazione di tanta musica originata da quelle, tanto che addirittura gli Hood parlavano della “small town boredom” quale fonte di ispirazione artistica e primaria ragion d’essere della band.
La medesima definizione contraddistingue adesso, fin dalla denominazione, un duo proveniente dalla cittadina scozzese di Ralston, nel Renfrewshire. Che il suo utilizzo sia casuale o meno, è sufficiente la scelta di questa suggestiva espressione a inquadrare il mood della musica del duo composto da Fraser McGowan e Colin Morrison, finalmente giunto al debutto su album dopo un paio di Ep risalenti al biennio 2004-2005.

Composto quasi interamente nel 2006, ma realizzato in solo vinile nell’anno in corso dalla giovanissima e intraprendente etichetta Trome, “Autumn Might Have Hope” contiene una carrellata di quattordici scorci sonori dalle tinte sfumate, attraverso i quali il duo scozzese traccia la sua personale interpretazione di un cantautorato dimesso, improntato a melodie compassate e nostalgia da cameretta.
La delicatezza degli arrangiamenti, la semplicità degli accordi di chitarra e l’occasionale affacciarsi del pianoforte rendono quasi inevitabile pensare alla malinconia inestricabile e dolcissima di Dakota Suite, e così anche il cantato morbido e sempre estremamente sobrio dei due, sovente intrecciato a creare melodie incantate, animate da un candore stupito che ricorda a tratti la versione più soffice e intimista di Neil Halstead.

Benché il quadro musicale di riferimento non si discosti dal cantautorato malinconico, Small Town Boredom riescono ad eccellere tanto per l’approccio lieve e disincantato dei testi quanto per soluzioni sonore che alla prevalenza di note acustiche spoglie accostano tutta una serie di field recordings casalinghi, presenti sotto traccia in quasi tutti i brani e carsicamente affioranti, spesso collocati nelle loro parti iniziali e finali, quasi a creare una sorta di cornice alle melodie sonnolente e ai sussurri ovattati delle tante torch-songs in media fedeltà racchiuse in questo lavoro.
Fin dal suo inizio “Autumn Might Have Hope” avvolge in un abbraccio di evanescente apatia, introducendo in un sogno raccontato sottovoce e destinato a restare tale, come si può cogliere dal costante senso di assenza e incompiutezza dei testi, completati alla perfezione da un picking chitarristico di grazia indolente e da armonie dalle tinte notturne, eppure in grado di dissolvere con delicatezza ogni rischio di eccessiva oppressione. Anche quando il duo scozzese canta di memorie lontane e solitudini sentimentali, il tono resta, infatti, sempre leggero, nella più classica tradizione del pop cantautorale britannico, comunicando quella sensazione di una mestizia da assaporare quasi con voluttà, che solo pochi grandi sono in grado di esprimere (oltre al già citato Dakota Suite, si può pensare anche a Barzin e ai Montgolfier Brothers).

Analogo discorso vale per il contesto sonoro, incentrato su note sospese e sull’iterazione di ritmiche asciutte, altresì arricchito da tenui sferzate elettriche, che incastonano torsioni emotive di aspra dolcezza, coniugando lentezze acustiche, levità melodica lo-fi e passaggi più ruvidi, in uno stile a metà tra Boduf Songs e Rivulets. Ma in più, rispetto a questi artisti, vi è qui l’attitudine tipicamente britannica al pop e l’eterno spirito adolescenziale, che fanno di “Autumn Might Have Hope” un gioiello nascosto denso di autenticità emozionale, tutt’altro che depressivo anche nelle sue canzoni più intense, quali “The Great Lodging” e “Monday Night H.O.P.E. Group”, collocate con discrezione sul crinale tra speranza e disillusione e in un autunno dell’anima mai così soave e confortante.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 15 maggio 2008 da in recensioni 2008.
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