music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Not Until Morning

IMMUNE – Not Until Morning
(Eglantine, 2008)

Sono trascorsi poco più di due anni da quando “Sound Inside” contribuì alla (purtroppo soltanto parziale) emersione dal sottobosco indipendente francese del quartetto che va sotto il nome di Immune.
Fedele alla fisionomia minimale di quel lavoro, la band originaria di Lione ritorna adesso con un seguito che anzi ne enfatizza i tratti più scarni, accentuandone, se possibile, anche l’autonomia realizzativa, se è vero che per il nuovo disco la band ha scelto la piccola ma attenta Eglantine Records, etichetta finora attiva in prevalenza in ambito elettronico.

Sembra quasi che gli Immune siano incuranti degli aspetti commerciali e promozionali delle loro opere allo stesso modo in cui lo sono di impostazioni artistiche estranee ad un’urgenza espressiva ancora una volta incentrata su soffuse lentezze e sfumature chiaroscurali, senz’altro debitrici di certe delicatezze post-rock, ma anche di una serie di varie, possibili influenze che vanno dalle dilatazioni slow-core a manipolazioni sonore echeggianti la Bristol dei vari Crescent, Third Eye Foundation, Movietone.
Rispetto agli esordi e al lavoro precedente, “Not Until Morning” abbandona quasi del tutto le residue tracce elettroniche e con esse pure certe costruzioni maggiormente aderenti al post-rock, in favore di un approccio ancora più compassato, di malinconico straniamento, ora dolcemente disperso in atmosfere sognanti, ora avviluppato in torsioni claustrofobiche.

In coerenza con il suo titolo, l’album presenta una linea guida di affascinante e ricercata indefinitezza, intesa a cogliere le impercettibili trasformazioni di istantanee paesaggistiche solo parzialmente a fuoco, tra oscurità e chiarore. Così, la musica degli Immune, rielaborati e restituiti secondo una forma personale i suoi tanti possibili accostamenti (dai Talk Talk ai Bark Psychosis), si colloca adesso con una certa decisione su una linea di inquiete modulazioni melodiche, frammiste a ritmiche ovattate ed oblique schegge acustiche, non troppo distante dalle sonorità degli Hood e di band quali Epic45 e July Skies.
Le otto composizioni comprese in “Not Until Morning” passano in rassegna diverse modalità di esplicazione di sonorità quasi sempre intime e notturne, puntellate da scarni battiti o maggiormente definite a delineare vere e proprie canzoni (come le ottime “Slow Backwards” e “When We Faint”), costellate da lentezze ipnotiche e ammalianti iterazioni di suoni ma allo stesso tempo solcate da field recordings, ritmiche più definite e coronate da melodie elettroacustiche e dal cantato di Gary Soubrier, che in questi casi abbandona l’abituale ma pur efficace tono biascicato.

È dalla continua sovrapposizione di elementi che l’album trae la sua forza espressiva, creando piani sonori perennemente in bilico, eppure tanto ben equilibrati da non creare cesure tra morbidezze acustiche e sofferte sospensioni elettriche, tra archi spettrali ed eterei crescendo, tra aperture armoniche e persistenze ambientali o lievemente distorsive.
Proprio in ragione della sua eterogeneità, “Not Until Morning” è un album che rivela il meglio attraverso la continua scomposizione e ricomposizione del proprio paradigma musicale, nella cui stessa assenza di definizione risiede uno dei suoi tanti aspetti salienti, da cogliere con gradualità, concentrazione e disponibilità all’ascolto. Sì, perché se un appunto si può fare a questo lavoro è proprio quello delle sue non eccelse doti “comunicative”, visto che, tranne forse la splendida e hood-iana “When We Faint”, nessuno dei brani riesce ad imporsi subito all’attenzione, stagliandosi al di sopra di una media qualitativa comunque sempre di tutto rispetto.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 luglio 2008 da in recensioni 2008.
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