music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Beautiful Trustful Future

DAVID HURN – The Beautiful Trustful Future
(Fire, 2008)

Strana parabola, quella dei cantautori: iperprolifici o estremamente riflessivi prima di confezionare un album, in pochi casi celebrati e affermati, in molti altri semplici artigiani della musica, intenti a forme espressive soltanto coerenti con il loro sentire e incuranti di ogni tendenza formale. Alla seconda categoria è, in entrambi i casi, ascrivibile il cantautore londinese David Hurn, il cui secondo album, “The Beautiful Trustful Future”, si è materializzato quasi dal nulla sulla rediviva Fire Records. Eppure, scorrendo la sua biografia, si scopre che si tratta di un autore sulle scene da quasi un decennio, nel corso del quale, oltre ad aver supportato dal vivo artisti del calibro di Mark Eitzel e British Sea Power, ha realizzato appena un paio di singoli e l’album di debutto “He Was A Woman” nell’ormai lontano 2002.

Tempi di realizzazione dilatati, insomma, anche per questo lavoro, più volte rinviato fin dall’estate scorsa; tempi impiegati da Hurn e dalla band che lo accompagna (chitarra elettrica, basso, percussioni, flauto e tromba), per perfezionare la sua formula di autodefinito “experimental indie pop”, arricchito di aggraziati riferimenti cameristici e da una scrittura dalle tinte decadenti. Da un lato, Hurn è un cantautore tipicamente british, dall’attitudine pop e dal lirismo pronunciati, inevitabile retaggio di un una tradizione che va da Morrissey ai Montgolfier Brothers, passando per gli Auteurs di Luke Haines, al quale ultimo può essere accostato dal punto di vista interpretativo. Dall’altro, l’artista inglese si dimostra interessato a una ricerca sonora che giustifica l’utilizzo da parte sua dell’aggettivo “experimental” e viene tradotta in una cura compositiva, volta a creare uggiose atmosfere acustiche, attraverso una sorta di chamber-pop sospeso tra morbido romanticismo, piccole distorsioni orchestrali e incastri sonori rallentati, tali da far pensare addirittura al Rick Alverson del periodo dei Drunk.

Su tali basi, Hurn costruisce le sue spirali melodiche, mai del tutto lineari ma sempre puntellate dall’intrusione di piccoli effetti e da increspature elettriche, che enfatizzano l’effetto vagamente spettrale di brani di lieve ed ombrosa indolenza, perfettamente in linea con testi – quasi superfluo a dirsi – invariabilmente dimessi e incentrati su temi nostalgici e su un intimismo decadente ed esistenzialista. Anche in questo caso, tuttavia, Hurn riesce ad evitare con cura di cadere nel banale, dimostrando anzi una scrittura brillante e in qualche misura ironia. Così, se la variopinta “Never Know Why” chiarisce una sorta di manifesto della sua poetica (“what makes so bad to live your life/ is knowing the worst is to come/ and your list of complaints/ gets longer each day/ you’ve lost before you’ve begun”), godibili e fantasiose risultano le sue narrazioni, dalla metaforica storia del “man who stayed in bed forever/ drowning the world in my sleep”, al torbido intreccio di “Your Husband And My Disappointment”, brano più uptempo e ammantato di profondo romanticismo.

Pur attraverso tali tempeste dell’animo, il cantato di Hurn resta sempre lieve e quasi distaccato, adatto tanto alla delicatezza acustica quanti ai contesti elettrici e a quelli di più aspra orchestralità. Varietà strumentale, senso della melodia e spirito decadente, fanno di questo “The Beautiful Trustful Future” una sorprendente opera di artigianato cantautorale, che compendia stili d’oltreoceano (più John Darnielle che Sufjan Stevens) secondo una sensibilità chamber-pop europea, nella quale convivono in equilibrio tante diverse anime, da scoprire pian piano, appena oltre la solo apparente linearità di canzoni di semplice e trasognata malinconia.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 luglio 2008 da in recensioni 2008.
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